IO, EBENEZER SCROOGE

ticchettato da lanoisette mercoledì, 23 dicembre 2009, alle 13:14
Ieri sera, dopo cinque anni, mi sono seduta al tavolo di un'enoteca con l'Intellettualedisinistra, a venti metri dalla terrazza sul fiume del nostro primo appuntamento di nove anni fa. Un incontro arrivato per caso al momento giusto, senza tremori, rimpianti, ipocrisie e recriminazioni. Soltanto una bottiglia di vino e parole su parole a raccontarci per ore i reciproci smarrimenti e cambi di direzione, i miei cuori spezzati e le sue donne sbagliate, i miei alunni e le sue rassegne cinematografiche; a ricordare, a ridere a chiedere scusa, a commuoverci. Alla fine, l'abbraccio caldo, amorevole e cristallino di due persone che non sarebbero ciò che sono, nel bene e nel male, senza quei quattro anni insieme. E la sensazione, meravigliosa, di aver fatto definitivamente pace con un pezzo della mia vita.

Stamattina, un omone di quasi novant'anni era silenziosamente felice e orgoglioso che la persona che stava passando pettine e rasoio tra i suoi capelli, canuti ma ancora folti, non fosse una donna venuta da lontano, ma quella bambina che gli saltava in spagoletta più di trent'anni fa, gridando "Nonno, canta! Goli goli iuia!".

Io, agnostica e miscredente, ho avuto in dono più spirito del Natale in queste ultime dodici ore di quanto possa essercene in qualunque albero, presepe o incarto dorato.

RITORNI E RIVELAZIONI

ticchettato da lanoisette domenica, 27 settembre 2009, alle 17:29
Da un paesino della Locride a mezza collina tra il mare e la montagna, con un'assegnazione provvisoria sul sostegno nella scuola in cui ci siamo conosciuti, è tornato Paco.
È passato di qui ieri, per le solite interminabili chiacchiere annaffiate di rum in veranda, con un pacchetto di dolci delle sue parti e la notizia di un progetto di convivenza con una donna di cui non mi aveva mai detto nulla, ma che è stata il mio alter ego nell'ambiguo tiraemolla sentimentale di questi cinque anni: io il modello ideale, lei la concretezza, io il momento sbagliato, lei quello giusto. È buffo sapere di essere stata per l'ennesima volta, anche se solo platonicamente, l'Altra. Ci abbiamo riso su.
È bello aver ritrovato un amico.

PS - Inutile dirvi che qualcuno è geloso...
a proposito di:me medesima, friends will be friends, spaccacuore, cuor contento
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TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE

ticchettato da lanoisette giovedì, 16 luglio 2009, alle 13:27
Stamattina mi è venuto in mente Paco. Mentre pulivo per benino la libreria a muro dell'ingresso, spostando i libri e passando con un panno umido la superficie scura degli scaffali. Non poteva che tornarmi in mente in un momento così, lui, che amava quella libreria a dismisura, che se la contemplava per dei quarti d'ora e che sosteneva che quella, insieme alla luce "da lontano" che entra dalla finestra del mio soggiorno, era già un motivo buono per sposarmi. Lui con cui non è mai funzionata, con cui non è mai iniziata, in verità, perchè nonostante i continui allontanarsi e ritrovarsi – spesso a caso, spesso nei modi più buffi e impensati – non era mai tempo per noi: o troppo restìo a lasciarsi coinvolgere lui, o a pezzi dopo una storia finita male io. Lui che mi ha detto "Non posso venire a letto con te perché ti stimo troppo" e che un anno e mezzo dopo mi ha chiesto, tra il serio e il faceto, di sposarlo. Via sms. Paco ombroso e umorale, scontroso con quasi tutti ma galante come solo alcuni uomini del sud sanno esserlo. E docente di razza, uno di quei colleghi di sostegno di cui ce ne sono pochi, emigrato al Nord per scelta di vita e tornato ad insegnare in una paesino dell'Aspromonte, dove la  'ndrangheta la incontri ai colloqui coi genitori, per stare, almeno per un po', vicino alla sua famiglia.
Mi è venuto in mente. E ho realizzato che mi manca. Non mi manca l'uomo, ma l'amico: quello delle chilometriche chiacchierate in veranda sulla vita, sull'amore, sulla scuola; quello che mi accompagnava nelle salette semivuote delle cinema d'essai e che rideva con me delle sciure radical-chic che commentavano i film dei cineforum; quello che si precipitava a casa mia con una vaschetta di gelato alla soja e una bottiglia di rum quando ero incazzata coi colleghi, coi ragazzi, col mondo; quello che mi ha regalato un paio dei libri che mi sono più cari; quello che mi chiedeva di correggergli le sue coltissime e perfette relazioni finali e che mi portava – non c'era verso di impedirglielo – la borsa di scuola.
Gli ho mandato un sms. Mi ha risposto che mi abbraccia. Me, ma soprattutto i miei libri.

LA FOLLIA DELLA DONNA ovvero Fenomenologia della calzatura applicata ai sentimenti

ticchettato da lanoisette venerdì, 26 giugno 2009, alle 22:51
Le scarpe, gli uomini. Croce e delizia dell'esistenza di qualunque donna. Che poi, diciamocela tutta, gli uomini alle scarpe ci somigliano davvero. Ecco perché.

C'è la scarpa trendissima, quella all'ultimo grido, ma che alla lunga distanza si rivela un investimento sbagliato, importabile già alla stagione successiva; c'è l'intramontabile mocassino, semplice e rassicurante, ma noiosetto; lo stivale nero, cavallo di battaglia di ogni inverno, femminile e di classe ma da riporre immediatamente ai primi caldi; o il sandalo-gioiello, splendido e sbarluscento ma così spesso relegato in fondo all'armadio per mancanza di occasioni; e il suo esatto apposto, la sneaker sportiva, ma suvvia, non si può avere sempre sedici anni.
E poi c'è il must, la scarpa che accompagna ogni donna dall'albore della sua femminilità all'inevitabile declino, la compagna di una vita: la décolleté nera col tacco. Quella che si abbina alla perfezione col tubino, che spacca col taiòr, che dà quel tocco sexy e di classe anche al jeans delavé, che porteresti anche con la mimetica, col burka, col pareo. E tralasciamo pure annose questioni sull'altezza del tacco o sulla punta più o meno puntuta: ognuna di noi sa bene cosa può o non può permettersi, se la punta tonda ci fa il piede a banana e quella stretta ci provoca un'artrite fulminante, se sui twelve rischiamo l'osso del collo o se col tacchetto rasoterra sciabattiamo come Nonna Papera.
Insomma, lei, la scarpa della vita, quella che prima ne hai provate decine di altre o hai azzeccato l'acquisto al primo colpo, magari pure in saldo. Ma, attenzione, non tutte le décolletés nere – non tutti gli uomini – sono quello che sembrano quando le ammiri in vetrina: troppo larghe, troppo strette, troppo delicate, con la suola scivolosa, instabili o troppo rigide.
Però, a volte capita che trovi quella assolutamente perfetta per te. La riconosci all'istante: la tonalità di nero è quella giusta, non troppo lucida, non troppo opaca. La provi: il piede ti ci sta che manco Cenerentola, la pelle è morbida ma non troppo, il tacco sostiene il tallone esattamente nel suo baricentro e slancia la gamba che è una meraviglia... insomma, ci potresti camminare per mari e per monti senza farti venire una vescica (ché di vesciche non si muore, ma rendono tutto più faticoso, no? [cit.]). E sei pronta, lì, col portafoglio in mano, a portarti a casa quel gioiello della calzatureria ma... ogni tanto c'è un ma. Perchè la scarpa perfetta costa un botto, molto di più di quanto puoi umanamente permetterti anche dando fondo al conto in banca; oppure – peggio – la commessa sorridente ti dice: "Mi spiace, signorina, ma questo è l'ultimo numero ed è già venduto. Passano a ritirarlo domani". E ti mangi le mani e un po' odi la tizia che le indosserà al tuo posto. E la invidi, e ti consoli solo augurandole che le si rompa il tacco e pensando che a lei non staranno mai perfettamente bene come a te, ecco.
Altre volte, invece, la décolleté è bella, bellissima, ma non calza come un guanto: una vescichina qui, un doloretto lì, una spelatura là. Niente di grave o irreparabile, ma perfette-perfette non sono. Però sono proprio adorabili e ti piange il cuore a pensare di lasciarle nella scatola e non usarle mai più. E allora ti ci metti d'impegno: le porti un po' in casa, poi una volta in cui non devi camminare troppo, poi un'altra in cui sei fuori per una mezza giornata... e piano piano, senza nemmeno che tu te ne accorga, la scarpetta prende la tua forma, e il tuo piede la sua e ormai ci potresti correre i quattrocento ostacoli senza batter ciglio. E anche se a furia di provarla e riprovarla qualche traccia c'è – uno schizzo di fango, il tacco un po' consumato, qualche segno sulla tomaia – basta una bella lucidata per farla tornare lo splendore che avevi addocchiato sullo scaffale.
E, amiche scarpe, ometti cari, lasciatevelo dire: essere la scarpa perfetta di una donna è una botta di fortuna inaudita, un miracolo della vita che approfitta di un secondo di distrazione del destino cinico e baro, roba da baciarsi i gomiti più che per una vincita al Superenalotto. Ma diventare la scarpa perfetta è un miracolo di attenzione, costanza, pazienza e dedizione. D'amore, insomma.

DELL'AMORE E ALTRI MEGABYTE

ticchettato da lanoisette lunedì, 22 giugno 2009, alle 13:04
Ovvero: lettera reale ad un'amica virtuale. Qui.

IERI

ticchettato da lanoisette mercoledì, 10 giugno 2009, alle 15:49
Ieri, ultimo giorno di scuola. Un ultimo giorno strano, dopo un anno passato senza una classe che fosse davvero la mia. Eppure, quelli che al momento dei saluti mi hanno fatto venire il magone, che mi hanno abbracciata e baciata, che mi hanno chiesto il contatto msn e di restare l'anno prossimo a insegnargli anche italiano, al posto di Piccolina, sono loro, i disgraziati della secondabbestia. E va bene, lo ammetto: mi mancheranno.
Ieri, giorno di scrutini. E ancora una volta il buonismo (o la dabbenaggine o l'incuria o la malafede) di certi colleghi ha promosso il solito lazzarone che, da bravo furbo, si è messo a studiare solo nell'ultimo mese e mezzo. All'italiana, come da tradizione.
Ieri mio padre mi ha detto che ha deciso di vendere lei...



...lei che l'ha aiutato a conquistare mia madre, l'unica due ruote dotata di motore su cui io sia mai salita, con cui andavamo in montagna piegando in curva sui tornanti e poi a pescare le trote nel laghetto a fondovalle. Un pezzo della mia infanzia che se ne va.
Ieri i miei hanno festeggiato trentacinque anni di matrimonio. Io non posso sapere quanti punti lisi, quanti rammendi e rattoppi ci siano su un abito che si indossa da così tanto tempo, quante volte sia diventato troppo stretto o troppo largo, quante sia sembrato demodé. Penso solo che sia un'enorme fortuna aver trovato un abito del genere.

FIVE HUNDRED TWENTY FIVE THOUSAND SIX HUNDRED MINUTES

ticchettato da lanoisette venerdì, 24 aprile 2009, alle 17:42


Li ho contati proprio da questo giorno, dall'ora in cui lo Straniero è entrato dalla mia porta.

Se volessi, potrei riviverli tutti, uno per uno, quelli bellissimi e quelli terribili. Ma non lo farò: non voglio, né avrebbe più senso. Non li butterò nemmeno, ché non si butta niente, soprattutto di ciò che, nel bene e nel male, ha contribuito a farmi diventare ciò che sono. Li metterò via, in un angolo del cuore, magari vicino alla mia mitrale un po' capricciosa.
Ci ho misurato un anno della mia vita, un anno intero, su quei cinquecentoventicinquemilaseicento minuti.
Ma ora basta, non saranno più loro a scandire il mio tempo.
Si cambia sistema di misurazione.
a proposito di:me medesima, spaccacuore, a squarciagola
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GLI OSTACOLI DEL CUORE

ticchettato da lanoisette venerdì, 10 aprile 2009, alle 00:00
Tredici racconti in cui l'amore è sempre un'avventura: avventura casuale o voluta, pericolosa o fortunata; avventura che conduce lontano da sé, dalle proprie abitudini, dai propri schemi mentali; avventura del desiderio incompiuto e della distanza invalicabile, dell'assenza e dell'incomunicabilità.
La penna di Calvino scivola lieve, ma precisa e spietata, su ogni sensazione, su ogni pensiero, su ogni piega della pelle e dell'anima, a delineare le luci e soprattutto le ombre di un sentimento che è sempre difficile, sì, ma mai triste o sconsolato poichè lascia sempre un segno, una traccia, una scia di calore, come l'impronta dei corpi nel letto in quello che a mio parere è uno dei più struggenti racconti d'amore che siano mai stati scritti: L'avventura di due sposi.
a proposito di:all you need is love, libreria, spaccacuore
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INUTILE PERFEZIONE

ticchettato da lanoisette lunedì, 30 marzo 2009, alle 22:44
C'è questa bellissima e disperata e ironica dichiarazione d'amore, no...


...con quella frase lì, to me, you are perfect – per me, tu sei perfetta, che in meno di un anno mi sono sentita dire due volte: la prima, dallo Straniero che, scegliendo un'altra vita e un altro mondo, ha ridotto il mio cuore in briciole; la seconda dal Metallo che non sono riuscita ad amare come meritava.
E allora mi chiedo cosa diamine me ne faccio, di tutta quest'inutile perfezione.
a proposito di:me medesima, spaccacuore, fratelli lumière
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STRIDORE METALLICO

ticchettato da lanoisette martedì, 24 marzo 2009, alle 12:46
È il rumore delle parole quando dici ad un uomo meraviglioso e pazzo di te che gli vuoi bene, sì, ma che non sei innamorata di lui.

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.
Blaise Pascal

...e il mio cuore è estremamente irragionevole, questo è chiaro.
a proposito di:metallo, me medesima, spaccacuore
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