NON RACCONTIAMOCI STORIE
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, che stava appeso alla cintura di quella biondona della regina Teodolinda perché i Longobardi pensavano che nei capelli ci fosse l'anima e le ragazze non potevano tagliarseli fino al matrimonio, - da qui l'espressione lombarda tùsa (intonsa) per indicare una giovane donna nubile. E la Teodolinda doveva proprio esserlo, 'na bèla tusa, se quel vecchiaccio di Autari si era travestito per andare fino in Baviera a guardarsela ben bene prima di sposarla. Ma Autari l'avevano avvelenato dopo pochi mesi di matrimonio, così la giovane vedova si era fatta fare un bel calice al cobalto (irreperibile online!), che si credeva reagisse alla presenza dei veleni cambiando colore, ché prevenire è meglio che curare, e aveva preteso di scegliersi da sola un nuovo marito. Femminista d'antan. E quando si era trovata davanti il bell'Agilulfo che le face
che pare abbia dentro un chiodone della croce, e sappiamo che poi la robetta in questione è finita sulla testa di Carlo Magno, Carlo V e Napoleone Bonaparte, mica quaquaraquà.
Il Reno a Sud di Mainz (Deutschland)
Ovvero: tentativo di lezione di geografia multimediale con ventiquattro alunni e sei computer (quasi) funzionanti.
Coro di voci bianche: “Manca la prof Piccolina??? Viene lei???”
“No, ragazzi, sono venuta solo a riportarvi i quaderni. Ve li richiederò dopo Carnevale per mettere le valutazioni, ma così lunedì e martedì potete studiare ugualmente”.
Neuronico: “Prof, ma perché non resta lei al posto della prof Piccolina?”
“In quest'ora? Non posso, ho lezione in prima e poi la prof Piccolina c'è, l'ho vista giù...”
Neuronico: “No, prof, perché non resta lei sempre al posto della prof Piccolina. Lascia storia e geografia in seconda, che li può fare la prof Piccolina, e viene da noi a fare tutto, anche italiano.”
Lo sapevo: questo ragazzo avrà un futuro da seduttore, perché se riesce a far sciogliere una donna indovinandone così bene i desideri più reconditi...
Giuliva: “Ma prof, io sono pronta da nove!”
Lopenso: “Anch’io, anch’io!”
Va bene.
“Allora, parliamo della divisione del Sacro Romano Impero”
Giuliva: “Sì, allora, i figli di Carlo Magno si dividono…”
Io: “Ehm, no, non sono proprio i figli di Carlo Magno…”
Giuliva: “Ah, sì giusto, prof, di Pipino!”
Io: “Nooo, Pipino era il padre di Carlo, questi qui sono i… i… n… ni…nip…”
Giuliva: “I nipoti!!!”
Io: “Sì, bene, allora, chi sono questi nipoti?”
Giuliva: “Allora, eh…. Beh, veramente i nomi non li ho studiati benissimo…”
Io: “Ma come? Sei pronta da nove e non sai i nomi?”
Giuliva: “No, no, prof, adesso li so! Uno è è…!”
Io: “L… L…”
Giuliva: “Luigi!”
Io: “Ma nooo!!! Ma quale Luigi??? Lotario! Lotario e Ludovico!”
Giuliva: “Eh, su, prof, la L c’era!!!”
Che la dinastia dei Carolingi mi perdoni, riusciamo ad assegnare ai poveri Lotario, Ludovico e Carlo il Calvo i rispettivi territori, poi chiedo se questa divisione è stata pacifica o no.
Giuliva: “Ah, no, prof, due di loro hanno fatto un giuramento contro l'altro... mmh... a Stra…”
Io: “Sììì…”
Giuliva: “A StraMburgo!!!”
Io: “Ma come StraMburgo??? StraSburgo, StraSburgo!”
Giuliva: “Eh, prof, su, c’ero quasi…”
Lopenso: “Allora, lo so, eh, prof, dunque, sì, uno, lo so, è La Mecca”
Io: “In che senso?”
Lopenso: “Sì, prof, lo so, ecco, andare in pellegrinaggio a La Mecca, lo so, eh!”
Io: “Sì, bene, poi?”
Lopenso: “Quell’altro, prof, lo so eh, solo che non mi viene la parola, dunque sì, lo so, come si dice, quella parola là, ma la so, l’e…”
Io: “L’e… e…”
Lopenso: “L’eucarestia!!!”
Io: “l’EUCARESTIAAA???”
Lopenso: “No, no, scusi prof, ho sbagliato, lo so, lo so: la CARESTIA!”
Lo confesso: ho dato sei ad entrambi, perché non ho mai riso così tanto durante un'interrogazione.
E poi non credo che un lavoratore qualunque abbia aggiunto a tutto ciò:
Ecco, io non credo.
L'unica cosa in cui credo è che mancano ancora trentaquattro stramaledettissimi giovedì alla fine della scuola.