STEREOTIPI E STEREOTIPE

ticchettato da lanoisette sabato, 22 agosto 2009, alle 17:38
Rubato al Grigio.

 

NIENTE APPRETTO, PER FAVORE!

ticchettato da lanoisette mercoledì, 22 luglio 2009, alle 17:23
amica di Noisette: "...devo cercare di scordarmi di questa storiaccia il prima possibile...
...Non so come, ma devo farcela."

Noisette: "Sì, devi farcela. Ti serve uno Stropicciatore."

A tutte le donne è capitato, prima o poi, di prendere una tramvata sui denti, di quelle forti, di quelle che ti fanno barcollare per un bel po', di quelle che non è il male né la botta, ma purtroppo il livido. Rimettersi in sesto da mazzate così non è per nulla facile, ci vogliono lacrime, tempo, forza d'animo, una nutrita serie di mojito con le amiche... e soprattutto ci vuole lui, lo Stropicciatore.
Lo Stropicciatore ti ha messo gli occhi addosso da tempo, ma non è mai stato troppo invadente né appiccicoso; sa cosa ti è successo, ma non troppo; ti conosce abbastanza, ma non troppo; è belloccio, ma non troppo; ti piace, ma non troppo. Tutto non troppo, vero, ma solo per non incorrere nel rischio di un eccessivo coinvolgimento sentimentale; in tal caso lo Stropicciatore potrebbe passare dalla funzione terapeutica a cui è giustamente deputato al ruolo di uomo di transizione, e lì son dolori, perchè ciò non è nella sua natura. Lui non è fatto per una relazione stabile, è un seduttore nato: passa, stropiccia e se ne va. Il tutto con leggerezza, senza strascichi, senza rancori. Ma è proprio quello che ci vuole dopo che è finita quella che pensavi potesse essere LaRelazione.
Perché lo Stropicciatore riesce in quello che sembrava impossibile: ti fa sentire di nuovo desiderabile dopo settimane in cui nello specchio vedevi la sorella brutta del sacchetto dell'umido, ti spinge ad infilarti abito scollato e tacchi dopo due mesi di pigiama e ciabatte, ti fa ridere quando credevi di essere diventata a buon diritto un'azionista della Kleenex, ti fa salire di nuovo l'ormone quando avevi ormai deciso di comprare su eBay quella cinturona in ferro con lucchetto del XVII secolo... Ti fa essere di nuovo una donna, insomma. Magari non una donna fresca di bucato, inamidata e stirata a puntino come la tovaglia buona, ché la vita, si sa, consuma, strappa, macchia e spiegazza. Ma tra tutte le grinze, quelle che si portano meglio sono senza dubbio quelle di una bella stropicciata, maschia e decisa: non per nulla il puro lino è molto più chic, se ha l'aria un po' vissuta.

IL TEMPO DELLE MELE. MATURE.

ticchettato da lanoisette mercoledì, 27 maggio 2009, alle 23:13
Da che mondo è mondo le aule scolastiche rimbombano del sommesso tum tum dei cuori, nei corridoi si incrociano sguardi languidi e baci fugaci, tra i banchi germogliano amorini e amorazzi. Tra gli studenti. Qualche volta, tra gli insegnanti.
Questo, quando i bambini nascevano sotto i cavoli, le lettere d'amore arrivavano per posta, le mamme si recavano ansiose ai colloqui con i professori e riferivano ai padri che, posato il giornale, redarguivano la prole, e i matrimoni duravano per sempre.
Oggi, in tempi di crisi del sacro vincolo, anche i paparini, volenti o nolenti, si fanno carico delle vicende scolastiche e parascolastiche dei giovani virgulti nei giorni in cui essi sono affidati alle loro amorose cure. Dunque, frotte di separati e separande, divorziate e divorziandi attendono insieme l'ora di ricevimento della prof di inglese, ritirano il pargolo dagli allenamenti di basket, lo accompagnano alla festicciola di compleanno e dal compagno secchione a fare la ricerca di scienze. E, mentre l'arcigna docente scorre il registro, mentre i giovani si cambiano la maglietta sudata o s'ingozzano di fonzies ballando i lenti o scaricano da Wikipedia tutto lo scibile umano sulle anomalie cromosomiche, i rispettivi genitori si incontrano, si incoraggiano a vicenda “su, su, vedrai che quel cinque lo recupera”, si scambiano considerazioni su quella buona donna della prof di lettere, temporeggiano discreti sorseggiando un prosecco mentre i ragazzi fanno il gioco della bottiglia, magari si fermano a cena perché la tesina non è ancora finita. Insomma, si conoscono. E poi magari si piacciono. E così la mamma di Pierino di seconda A sta col padre di Gigetto di prima F, anche se prima si vedeva con quella di Giulietta di terza B, il papà della quale esce da poco con la madre di Ciccio di prima D. Insomma, la scuola sta diventando una vera e propria agenzia per cuori solitari al secondo, o terzo, turno, un luogo di caccia e rimorchio molto più fertile dei locali trendy della Milano da bere.


Per piacere, che nessuno lo dica alla DeFilippi. Altrimenti, nel giro di due settimane, nel corridoio accanto all'auletta delle udienze, al posto delle sedie in pvc arancione, mi ci piazza un paio di troni.
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HAPPY HOUR

ticchettato da lanoisette giovedì, 18 dicembre 2008, alle 19:05
Tra le strategie di rimorchio del ventunesimo secolo, l'invito per un aperitivo occupa ormai un posto di tutto riguardo.
L'aperitivo non è formale come un pranzo, ormai riservato agli appuntamenti di lavoro, né impegnativo come una cena; fornisce la giusta dose di alcool necessaria a smorzare l'imbarazzo e ad allentare i freni inibitori quel tanto che basta; può essere brevissimo, consentendo di darsela a gambe con la scusa di un impegno in serata se le cose non vanno per il verso giusto o può essere prolungato ad libitum, soprattutto se è un vero happy hour à la milanaise, fornito di ogni ben di dio mangereccio.
In quest'ultimo caso, care amiche (mi scusino gli amici lettori, ma dopo la mia disamina della profumiera, a voi dedicata, mi sembrava giusto prodigarmi nei confronti di questa metà del cielo), è inutile cercare di autoingannarci dicendoci che il languore che sentiamo alla bocca dello stomaco non è dovuto all'essere di sesso maschile che ci sta sorridendo, ma al fatto che le due olivine del Martini siano l'unico nostro sostentamento dai sei ore a questa parte – visto che stiamo tornando al tavolo con il terzo piattino straripante di focaccine, insalata di riso, pasta fredda, crocchette e frittatine. Suvvia, non mentiamo a noi stesse: se stiamo lì sedute da due ore a ridacchiare ad ogni scemenza che ci propina, se troviamo interessantissimo il suo lavoro e così creativi i suoi hobbies, quell'essere ci piace.
Sì, proprio quell'essere che – conosciuto da poco, magari ad una conferenza di lavoro o ad una cena con amici – ci ha invitate per un aperitivo. E che poi ci inviterà ad un secondo. E magari ad un terzo. E può anche essere che al primo o al secondo incontro ci abbia anche posto la mano sulla cosssia, ci abbia baciate nelle vicinanze dell'angolo esterno della bocca o addirittura, lo sciupafemmine, sia passato direttamente al metro di lingua, cogliendoci alla sprovvista mentre facevamo le sostenute sgranocchiando una carotina in pinzimonio o mentre ci accompagnava alla macchina (ché, lo si sa, al primo appuntamento io arrivo con la mia e tu con la tua).
E a questo punto noi, balde e speranzose, ci aspettiamo il secondo passo, il livello successivo: l'invito a cena, pronte prontissime anche all'eventuale dopocena (sì, signori, noi donne lo decidiamo prima, l'abbiamo già deciso – ma questo è un altro discorso). Invece l'invito non arriva. Perché lui, l'aperitivista, puff! svanisce nel nulla, si dilegua. Non ci manda più quei messaggini così briosi e intriganti con cui ci faceva sapere quanto era stato bene con noi e quanto aveva voglia di rivederci. No, ora ci dice solo che è tanto impegnato, che deve partecipare al meeting, presenziare alla convention, preparare un report per il briefing e che vorrebbe tanto ma che proprio non può. O, peggio ancora, sparisce e basta: desaparecido, missing.
La dura verità è che l'aperitivista è il prototipo dell'uomo in carriera, quello che non deve chiedere mai, quello che lavora venticinque ore al giorno e che non ha mai tempo, soprattutto per noi: perché oltre al lavoro si dedica anche alle lezioni di tae-kwon-do, al brevetto da sub, al corso da sommelier, alla partita di calcetto con gli amici, e sull'agenda un posticino libero proprio non c'è. Ma è solo un periodo, dice. E infatti, puntualmente, qualche mese dopo veniamo a sapere che si è felicemente accasato, di solito con una collega o con l'istruttrice di freeclimbing: due piccioni con una fava.
E allora, noi all'aperitivista preferiamo di gran lunga l'aperitivo con le amiche di sempre: mal che vada, tra una chiacchiera e l'altra, al nostro tavolo due negroni e un americano arrivano sempre.

CHANEL N°5

ticchettato da lanoisette venerdì, 12 settembre 2008, alle 15:00

Un mio amico ha attualmente per le mani una di quelle fanciulle che nel mio vocabolario personale sono inserite sotto la voce “profumiera” e sono certa - o mio lettore affezionato o casuale – che ne conosci almeno una anche tu.

La profumiera sorride, accavalla le gambe, si struscia, fa le fusa spandendo intorno a sé una dolce scia di feromoni e... e... e basta. Perché la profumiera non si concede, mai. Perlomeno, non a te, maschio italico di aspetto mediamente gradevole, magari intelligente, magari anche simpatico, a cui tutto questo sbattimento di ciglia non ha fatto altro che risvegliare l'atavico e mai sopito istinto della caccia. I tuoi, di feromoni, sono ormai partiti al galoppo: la chiami, le mandi sms, la inviti a prendere un aperitivo in quel localino così trendy, l'accompagni ad una mostra o a fare shopping, fai chilometri e chilometri nel traffico cittadino per passare a prenderla, portarla fuori a cena e riaccompagnarla a casa. Ma quando, da consumato gentiluomo, le apri la portiera e ti avvicini col tuo sorriso migliore, convinto che dopo tante fatiche sia ormai giunto il momento di cogliere il giusto premio – sì, lui: il mezzo metro di lingua – ecco, lei si ritrae. E, mi spiace tanto, sei tu che hai frainteso. Naturalmente non solo tu, ma anche tutto lo stuolo di corteggiatori e pretendenti di cui la profumiera si circonda, perché lei, la soave vanesia egocentrica, ama vedere i maschi incornarsi e scornarsi per le sue grazie come le alci nella stagione degli amori. Lei, adorabilmente altezzosa, guarda e aspetta. Cosa aspetta? Ovvio, il Maschio Dominante (cosa credete, l'istinto atavico ce l'ha anche lei!). Che naturalmente non sei tu, amico mio, che avrai anche il dono dell'ironia ma non quello di un dodici metri a Portofino o di un bilocale a Cortina. Perché lei punta in alto. E tu scivoli sempre più in basso, cosicché quando io – dotata di minor stacco di coscia ma di più cuore&cervello – avrò la ventura di conoscerti, tu sarai stato sufficientemente illuso e disilluso da dirmi che per un po', di donne, non ne vuoi proprio sentir parlare. Non vuoi sentirne neanche l'odore. Nemmeno se usano Chanel n°5.


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