FRUTTA E DESSERT

ticchettato da lanoisette domenica, 20 dicembre 2009, alle 15:31
Lo so, i primi tre mesi di scuola sono sempre i più duri: nuovo ambiente, nuovi colleghi, nuovi alunni e genitori, impegni collegiali a gogò perché bisogna programmare progetti, uscite e amenità varie, pochissime interruzioni. Però, mai come quest'anno sono arrivata agli sgoccioli in riserva di energia, pazienza e motivazione: ho davanti ancora due giorni e mi sembra che siano due mesi. La sveglia suona fissa alle 6,30 e io ormai non la sento più. Preparo le lezioni per domani e mi chiedo cui prodest? Sarà la Schola Horribilis, sarà la Secondabamba, sarò io, ma fatto sta che sono alla frutta: colorito smorto, chioma indomabile nonostante il recente taglio, occhiaie e apparato gastrointestinale in subbuglio. Insomma, mi faccio abbastanza schifo, da qualunque parte mi guardi. In una situazione estrema come questa sono poche le cose che possano tirar su di morale una donna: un paio di scarpe o della biancheria maiala. Magari anche tutte e due.
Oggi i negozi sono aperti anche se è domenica, vero?
a proposito di:me medesima, quello che le donne, bene molto bene
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POST TRICOLOGICO E MINISTERIALE

ticchettato da lanoisette martedì, 15 dicembre 2009, alle 19:05
Premettiamo un semplice dato di fatto: le donne lisce vanno dal parrucchiere e per sentirsi più belle si fanno fare ricce; le ricce pregano in ginocchio il coiffeur affinché lisci con qualunque strumento di tortura le loro chiome ribelli. Aggiungiamo un secondo dato di fatto: generalmente, i compagni/mariti/ fidanzati istigano tale atteggiamento con frasi quali “Uuuh, ma guarda come stai bene riccia/liscia!”, “Ma perché non te li lisci/arricci un po'?” e via dicendo.
Orbene, quando due volte all'anno porto la mia criniera a far spuntare dal parrucchiere delle dive (giuro, il mio è veramente il parrucchiere delle dive), ho l'abitudine di richiedere delle chiome senza ricci, onde&boccoli, così, anche per cambiare un po'. Il Metallo, da parte sua, apprezza, tanto da aver fissato un rendez-vous in webcam (sia benedetto skype) per contemplare il risultato. Però questa volta, sarà la messa in piega troppo gonfia, sarà la mia faccia pallida, stanca e con le occhiaie, ma l'operazione-parrucco non mi convince per niente. Provo con una fonata supplementare e un paio di forcine, ma nulla.
Pliiinnn. Metallo in videochiamata. Rispondi? Rispondo.
Lui: “Oooh... ma come stai bene!”
Io: “Dici? A me pare di averci una cofana...”
Lui: “Ma no, ma no, cosa dici, guarda come sei bella!”
Io: “Bella? Ma se sembro la Gelmini!”
Lui: “Beh... ma... la Gelmini è un bel donnino!”
Io: “Eeeh???”
Lui: “Oh, guarda che ha un bel culo. Una bottarella...”.
Unico peccato di skype: la mancanza di una cornetta da sbattere in faccia all'interlocutore.
a proposito di:metallo, me medesima, quello che le donne, giralamoda
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CANDYSMI ovvero DONNE ROVINATE DAI CARTONI ANIMATI GIAPPONESI

ticchettato da lanoisette mercoledì, 25 novembre 2009, alle 22:41
Grazie ad un'amica di web, l'ho rivista. Lei, la scena madre, il clou della serie che ha rovinato per sempre l'esistenza di qualunque fanciulla che avesse un'età compresa tra i quattro e i quattordici anni (anche qualcuno in più, va' là) nella prima metà degli anni ottanta. Sto parlando di Candy Candy, il cartone animato che ci ha fatto credere che esistano uomini con gli occhi azzurri, belli e gentili, che amano il giardinaggio, danno il nostro nome ad una rosa e non sono gay; che ci ha indotte ad essere attratte da uomini irrimediabilmente sfigati (Anthony che muore cadendo da cavallo), affascinanti, inaffidabili e bastardi dentro (Terence), sfuggenti all'inverosimile, socialmente disadattati e dagli evidenti disturbi di personalità (Albert alias lo zio William alias Il Principe della Collina); che ha scatenato in noi il complesso della crocerossina, il senso di colpa, lo spirito di sacrificio, il masochismo spinto all'estremo e la sindrome di Pollyanna. Dicevo: stavo parlando di lei, la scena madre, la scena matrigna, l'ombelicus mundi affettivi, la scena della scala, quella della separazione tra Candy e Terence.

Piccolo riassunto per i non addetti ai lavori: Candy Candy è un'orfana con improbabili codini riccioluti ed infiocchettati anche alla soglia dei venticinque anni, che (dopo una serie infinita di vicissitudini su cui soprassiedo) viene adottata da un ricco e sconosciuto benefattore, che la invia a studiare a Londra in  un prestigioso collegio. Qui incontra Terence, rampollo di una famiglia benestante: Terence ha il capello lungo, è smaliziato, fannullone, ribelle, porta giacche da dandy e da grande vuole fare l'attore. Un gran figlio di puttana. Un figo, insomma. Inutile dire che la donna coi cipolloni biondi se ne innamora. Inutile dire che tutto il mondo è ostile a quest'ammmore: la famiglia di lui, i fratellastri di lei. I due sono costretti a separarsi (complice anche lo scoppio della Prima Guerra Mondiale) e a tornare in America. Lì, Candy intraprende gli studi da infermiera (ecchillallà!). Un giorno, riceve una lettera da New York: è di Terence, che la invita alla prima (Broadway, mica robetta!) di Romeo e Giulietta dove lui, indovinate che cosa fa? Il filtro velenoso? Il frate grasso? No, Romeo, bravi. Romeo però è talmente preso dalla sua parte (metodo Stanislavskij ante litteram) che ha una relazione la sua Giulietta, tale Susanna, donna assolutamente piagnucolosa et insignificante anche se con un taglio di capelli decisamente più umano di quell'altra, ma ricca sfondata e naturalmente molto gradita alla mammazza del bellimbusto: il fidanzamento ufficiale è solo questione di settimane. Il problema è che Susanna, in un impeto d'ammmore, di sconsideratezza e d'impeditezza fisica, ha salvato il suo amato attorucolo dalla caduta di un riflettore di scena, rimanendone però schiacciata e rimediando una bella et incurabile paraplegia. Immaginatevi i sensi di colpa di Terence che, naturalmente, aveva appena deciso di troncare con Susannatuttapanna e dichiararsi all'infermierina del suo cuor. Quando Candy si reca a teatro e lo viene a sapere, decide di fare la cosa giusta (ecchillallà 2) e di rinunciare all'uomo della sua vita.

Eccovi la scena strappalacrime:

.

Rileggiamo con attenzione l'ultima parte del dialogo.
Lui, appassionato: “Io non voglio che tu vada via. Vorrei che il tempo si fermasse in questo momento.”

Lei, con voce tremula: “Terence...”
Lui, commosso: “Non dire niente, ti scongiuro...”
Lei, lacrimante, pensa: “Terence, ma tu stai piangendo! Oh, caro, mi ami, lo so... anch'io ti amo tanto e purtroppo dobbiamo separarci. Com'è crudele la vita...!”
Lui, straziato dal dolore, ma fermo: “Non sai quanto mi dispiace lasciarti, ma lo devo fare. Promettimi che cercherai ugualmente di essere felice.”
Lei, trovando anche la forza di sorridere: “Sì, Terence, promettimelo anche tu.”
La neve si posa lieve sul freddo inverno che è sceso sui loro cuori. Dramma.

Ora, tralasciando il numero di luoghi comuni triti e ritriti già sentiti da qualunque donna, che tra l'altro mi fanno sospettare che i maschietti in realtà, mentre fingevano di giocare con le Hot Wheels e il galeone dei Playmobil, guardassero di soppiatto il cartone traendone preziosi suggerimenti per il domani, voglio dire: me ci rendiamo conto? Quello ti molla per un'altra per nonsisabenequalemotivo e tu fai anche buon viso a cattivo gioco? Ovvio che poi una cresce con seri problemi nelle relazioni interpersonali e il masochismo va via come il pane! Quindi, ora, a trent'anni suonati, dopo una serie di badilate sulle gengive, dopo essere riuscita a costruirmi una certa stabilità emotiva e una discreta autostima, posso farlo. Riscrivere il dialogo come dovrebbe essere. Come ogni donna dovrebbe fare.

Lui, appassionato: “Io non voglio che tu vada via. Vorrei che il tempo si fermasse in questo momento.”
Lei, con voce tremula: “Terence...” - intanto rimugina: “Ecco, appunto, stiamo qui e tu non andare da quella là.”
Lui, commosso: “Non dire niente, ti scongiuro...”
Lei, lacrimante, pensa: “Terence... io non dico nulla, ma di' tu qualcosa di sensato, cazzo! Sii uomo! Mollala, quella piaga!”
Lui, straziato dal dolore, ma fermo: “Non sai quanto mi dispiace lasciarti, ma lo devo fare...”
Lei, si scatto: “Cooosaaa??? Devi??? Ma che razza di senso ha? Ma che uomo sei??? Vigliacco pusillanime senza spina dorsale che non sei altro!!!”
Lui, sopreso dalla reazione di lei: “Beh, sì... però... - cerca le parole che possano tirarlo fuori dalla merda e pensa di averle trovate – Promettimi che cercherai ugualmente di essere felice!”
Lei, alzando la voce: “Ma sei totalmente cretino? Ma lo sai quanto tempo mi ci vorrà per ripigliarmi da una cosa del genere, eh? Lo sai che mi macererò nel dolore per settimane e per mesi, che mi verranno i lacrimoni ogni volta che vedrò una giacca dello stesso colore assurdo della tua, che mi strafogherò di cioccolata riempendomi di ciccia e brufoli e che finirò nei letti dei peggiori analfabeti buoni a nulla, purché dotati di solidi bicipiti, per cercare di dimenticarti? Eh, lo sai, questo?”
Lui, balbettando: “Ma... ma... ma... a questo punto tu... tu avresti dovuto a-augurarmi d-di essere f-felice...”
Lei, sbraitando: “Feliceee??? Guarda, evito di infierire su quella poveraccia che ci ha rimesso le gambe per colpa tua, che e che tanto comunque ti tradirà col fisioterapista o col chirurgo ortopedico, ma tu... tu... che tte possino! Che ti crolli la scenografia addosso, che tu finisca a fare l'attore per il Bagaglino, che ti vengano la scabbia, i piedi puzzolenti, la calvizie incipiente, lo strabismo, l'eiaculatio precox ed un'enorme, dolorosissima e incurabile pustola purulenta sulla punta del pisello!!! E ora scusa, vado, che  quel bonazzo dell'attrezzista del teatro m'ha fatto l'occhiolino.”.

Ahhh, sì. Catartico.

UN PELO DI DIFFERENZA

ticchettato da lanoisette venerdì, 20 novembre 2009, alle 14:38
I peli. Ho debellato i peli. Nuvole di peli, bioccoli di peli, gomitoli di peli. Ci sono volute quattro settimane di colpi di saggina ben assestati, straccio umido e ammoniaca, ma alla fine ce l'ho fatta. Tutta colpa del canide marrone che un mesetto fa ha pensato bene di portare i sui quaranta chili a fare la muta invernale sul mio tappeto africano e sulla moquette dell'anticamera. Epperò l'ho avuta vinta io, nonostante la pelosità cercasse di sfuggirmi infilandosi in ogni pertugio. Comunque, vittoria effimera, la mia, visto che tra un paio d'ore la belva scodazzante riporterà il suo vello caduco ad adagiarsi nelle mie stanze. Consoliamoci occupandoci dei nostri propri, di peli: operazione più breve, più dolorosa e più costosa, ed effimera anch'essa in capo ad una ventina di giorni, ma che, spero, sarà più apprezzata di un pavimento tirato a lucido.
a proposito di:casa dolce casa, quello che le donne, la belva
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SEX BOMB - REPARTO ARTIFICIERI

ticchettato da lanoisette venerdì, 13 novembre 2009, alle 20:16
Tredici anni e mezzo di scollature procaci, occhi bistrati, jeans fascianti e provocante disponibilità. Esplosiva, insomma. Tanto da produrre deflagrazioni ormonali e onde d'urto di pettegolezzi e voci di corridoio sempre più insistenti, così insistenti da dover tentare una messa in sicurezza. L'ho presa da parte e le ho spiegato quello che ho sentito di lei, dicendole che della nomea ce ne si può anche fregare, se si è convinti di essere nel giusto, ma che mi preoccupavo della sua salute, innanzitutto. Lei è stata così intelligente - o così bisognosa di aiuto - da ascoltare. E raccontare. Mi si è aperto davanti un baratro. Non di bassezza morale, ma di vuoto affettivo ed emotivo. La mancata elaborazione di una femminilità reale e non fraintesa, che esuli dall'essere semplice strumento del piacere maschile; l'accettazione passiva di una violenza subdola, che usa il ricatto dell'inadeguatezza per ottenere i suoi scopi, degradando ad anormalità, nella vulgata del passaparola degli amici più esperti, i timori, il disagio e l'imbarazzo che un'adolescente può provare di fronte al sesso; la devastante scissione tra sesso e desiderio; l'incapacità di pensare a sé senza un uomo, qualunque uomo, anche uno – tanti – che di te vedono solo l'involucro, anche uno che non ti piace, basta che ci sia.

Ma prof, io voglio un ragazzo, perché un ragazzo mi fa stare bene.

"Tutti quelli che hai avuto ti hanno fatto stare bene?"

No... quasi nessuno... ma perché, prof?

"Vedi, volere accanto una persona è normale e legittimo. Tutti vogliamo qualcuno che ci faccia sentire amati e protetti, che ci faccia stare bene, insomma. Ma non tutti possono farci stare bene. È come desiderare un bel vestito nuovo e prenderne uno a caso dall'espositore. Quando scegli un vestito, ne scegli il colore, il modello, la taglia giusta, perchè ti valorizzi, perché ti stia bene, appunto. Se non è così, non lo compri, è meglio tenersi il solito paio di jeans, no?"

Prof, ha ragione, io... io non ci avevo mai pensato...

Abbiamo discusso e ragionato per quasi due ore. Due ore in cui le ho parlato da insegnante, da adulto, da ex adolescente, ma soprattutto da donna.

Prof, ma... allora... se ho bisogno, se voglio parlarne ancora... posso venire da lei?

"Non puoi, Esplosiva, devi."

APPUNTI DI ARCHITETTURA SULLA CARTA IGIENICA

ticchettato da lanoisette giovedì, 03 settembre 2009, alle 17:18
Oggi su questo blog non si parla di scuola. Nossignori. Si parla di gabinetti, toilette, ritirate, cessi e affini – che poi, non è che sia tanto differente, eh. Grave e toccante argomento di certo, perché ognuno di noi, almeno un paio di volte nella vita, ha dovuto soffrire le pene dell'inferno attendendo in lunghissima fila l'espletamento del richiamo di madre natura. Ognuno di noi, specialmente se femmina. Già, perché è scientificamente provato che la coda davanti ai bagni delle signore sia sempre infinitamente più lunga di quella degli uomini, ragion per cui talvolta qualche ardita fanciulla s'intrufola a suo rischio e pericolo nella porta di fronte, quella contrassegnata da un omino in pantaloni. Datevi la spiegazione che preferite: abbiamo una migliore filtrazione renale, necessitiamo di una manutenzione più accurata là sotto, specie in certi giorni, siamo sempre dotate di zainetti borsette pochette cinture sciarpine guanti che rallentano il nostro processo di vestizione e svestizione, dobbiamo fare acrobazie da circo per evitare di appoggiarci alla tavoletta lurida mentre cerchiamo di estrarre il fazzolettino di carta che si è infilato sul fondo della borsa, in qualità di mamme ci occupiamo dei bisognini non solo delle figliolette, ma anche dei figliuoli in tenera età (forse che i papà sono inabili o inadatti all'assistenza minzionale dei pargoli?) e quando usciamo, vuoi non darti una sistemata ai capelli e al trucco? Comunque sia, il fatto è lampante ed evidente a tutti. A tutti, tranne ai signori Daniel Liebeskind, Renzo Piano, Arata Isozaki, Norman Forster e compagnia bella, che evidentemente non hanno mai dovuto aspettare sbuffanti la moglie fidanzata figlia sorella nonna zia in coda a un bagno pubblico. Ora, signori miei, quando progettate i vostri meravigliosi, fantasmagorici, avanguardistici aeroporti musei palazzi congressi centri commerciali stazioni cabine del telefono è così difficile pensare ad una diversa ripartizione dello spazio-toilette? Chessò, su dieci p'tit coins, sette per le femminucce e tre per i maschietti, ad esempio. Sarebbe una rivoluzione paragonabile all'invenzione della chiave di volta, dell'arco rampante e del cemento armato e contribuirebbe significativamente alla riduzione dei conflitti di coppia.
Mio padre me lo diceva sempre, che dovevo fare l'architetto. O l'avvocato delle cause perse.
a proposito di:nugae, pensatoio, quello che le donne
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STEREOTIPI E STEREOTIPE

ticchettato da lanoisette sabato, 22 agosto 2009, alle 17:38
Rubato al Grigio.

 

NIENTE APPRETTO, PER FAVORE!

ticchettato da lanoisette mercoledì, 22 luglio 2009, alle 17:23
amica di Noisette: "...devo cercare di scordarmi di questa storiaccia il prima possibile...
...Non so come, ma devo farcela."

Noisette: "Sì, devi farcela. Ti serve uno Stropicciatore."

A tutte le donne è capitato, prima o poi, di prendere una tramvata sui denti, di quelle forti, di quelle che ti fanno barcollare per un bel po', di quelle che non è il male né la botta, ma purtroppo il livido. Rimettersi in sesto da mazzate così non è per nulla facile, ci vogliono lacrime, tempo, forza d'animo, una nutrita serie di mojito con le amiche... e soprattutto ci vuole lui, lo Stropicciatore.
Lo Stropicciatore ti ha messo gli occhi addosso da tempo, ma non è mai stato troppo invadente né appiccicoso; sa cosa ti è successo, ma non troppo; ti conosce abbastanza, ma non troppo; è belloccio, ma non troppo; ti piace, ma non troppo. Tutto non troppo, vero, ma solo per non incorrere nel rischio di un eccessivo coinvolgimento sentimentale; in tal caso lo Stropicciatore potrebbe passare dalla funzione terapeutica a cui è giustamente deputato al ruolo di uomo di transizione, e lì son dolori, perchè ciò non è nella sua natura. Lui non è fatto per una relazione stabile, è un seduttore nato: passa, stropiccia e se ne va. Il tutto con leggerezza, senza strascichi, senza rancori. Ma è proprio quello che ci vuole dopo che è finita quella che pensavi potesse essere LaRelazione.
Perché lo Stropicciatore riesce in quello che sembrava impossibile: ti fa sentire di nuovo desiderabile dopo settimane in cui nello specchio vedevi la sorella brutta del sacchetto dell'umido, ti spinge ad infilarti abito scollato e tacchi dopo due mesi di pigiama e ciabatte, ti fa ridere quando credevi di essere diventata a buon diritto un'azionista della Kleenex, ti fa salire di nuovo l'ormone quando avevi ormai deciso di comprare su eBay quella cinturona in ferro con lucchetto del XVII secolo... Ti fa essere di nuovo una donna, insomma. Magari non una donna fresca di bucato, inamidata e stirata a puntino come la tovaglia buona, ché la vita, si sa, consuma, strappa, macchia e spiegazza. Ma tra tutte le grinze, quelle che si portano meglio sono senza dubbio quelle di una bella stropicciata, maschia e decisa: non per nulla il puro lino è molto più chic, se ha l'aria un po' vissuta.

ISTANTANEE

ticchettato da lanoisette venerdì, 10 luglio 2009, alle 23:00
Istantanea 1
Primo giorno di mare&sole.
"Metalluccio caro tesoro pallido come la luna, te la sei messa la cremina?"
"Uffa. Siii. Che noia!"
"Anche sui piedini?"
"Eeeeh!!! Ma che palle! Che barba! Mmmm... tutte uguali voi femmine! Caspita, sembri mia madre!"
Dissolvenza. Tramonto. Dal bagno percepisco una serie di mugolii: "Uuuh! Aaah! Ahi... Ohi...!"
Vano tentativo di infilare le scarpe su due melanzane misura quarantatrè.

Istantanea 2
Esco dalla stanza con indosso il mio vestito nero un po' zingara un po' figlia dei fiori.
Sguardo del Metallo: "Ah, il vestito da vedova calabra..."
Pausa. Secondo sguardo: "Bbbëlla...!".

Si informa che il raddoppiamento fonosintattico dell'occlusiva bilabiale sonora e la chiusura della vocale anteriore non dipendono dal prolungato contatto con l'idioma locale, bensì dall'improvviso picco di testosterone registrato.

 Istantanea 3
Al tavolo. Consultazione del ricco menù e ordinazione.
Il Metallo: "So... I'm having... questo, questo, quello and... quell'altro!"
"Ammmooore... ma... non ti sembra di esagerare? Anche ieri sera e l'altroieri ser..."
"Eeeh!!! Ma insomma! Uffa!!! Uno non può neanche mangiare quello che vuole?"
Dissolvenza. Il Metallo osserva gli avanzi presenti nei quattro o cinque piatti giacenti sulla tovaglia tenendosi la panza con entrambe le mani.
"Impediscimelo. Ti prego, la prossima volta impediscimelo".
a proposito di:metallo, me medesima, iter itineris, quello che le donne
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PAUSA ORIZZONTALE

ticchettato da lanoisette martedì, 30 giugno 2009, alle 16:11
Bene, le segretarie con gli occhiali sono riuscite a farsi sposare dagli avvocati, gli aerei sono volati in alto tra New York e Mosca, questa notte è ancora nostra e i maledetti esami sono finiti. E dopo aver sentito blaterare pappardelle a memoria e strafalcioni innominabili, aver sentito lo stridore delle unghie sui vetri e aver pizzicato con qualche domandina bastardella i più supponenti, mi sono anche tolta lo sfizio di fare il bastian contrario in sede di scrutinio finale – perchè, santo cielo, se si sono decisi dei criteri in Collegio Docenti, quelli sono e quelli restano, per tutte le classi, non è che chi ha 10 con Piccolina è più bello degli altri... - tanto che la mite presidentessa, dopo un quarto d'ora, ha cominciato a rivolgersi a me ad ogni singolo voto chiedendo "all'unanimità o a maggioranza?". Sono stata sconfitta dalla forza dei numeri, è vero, ma con l'onore delle armi.
Ora però, prima di pensare a che ne sarà di me l'anno prossimo (trasferimento? conferma? utilizzo?), mi ci vuole una pausa: dai voti, dai colleghi, da qualunque essere umano in età scolare, dai registri, dalle circolari, da Mariastella. Quindi, dopo uno strenuo corpo a corpo con il mio nuovo trolley color mandarino che si rifiutava di contenere la fantastica accoppiata pinne/sandali con la zeppa, sono pronta per partire: mi troverete, orizzontale come l'asse delle x, alternativamente su sdraio a bordo piscina, asciugamano sulla battigia, materasso... e ritorno. Otto giorni in cui non farò nulla se non sperimentare ogni possibile forma di orizzontalità. Sì sì, ridacchiate pure, non vado certo sola...