NON RACCONTIAMOCI STORIE

ticchettato da lanoisette giovedì, 05 novembre 2009, alle 10:13
Una riflessione su ciò che è cambiato nell'insegnamento della storia (e della geografia), qui.
a proposito di:seriamente, pensatoio, solostoriaegeografia, me tra i mille
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NON SOLO NOCCIOLE

ticchettato da lanoisette mercoledì, 04 novembre 2009, alle 13:04
Una decina di giorni fa, nella mia casella di posta, ho trovato il messaggio di uno di quei lettori silenti che, magari quotidianamente, arrivano qui, leggono e se ne vanno, più o meno soddisfatti del contenuto del quasi quotidiano post. Ebbene, questo lettore, anzi, lettrice, è Arianna, la responsabile di un blog legato, anche se per vie traverse ed eretiche, al maggiore partito di opposizione italiano. Arianna, nella sua email, mi chiedeva di scrivere per loro. Di scuola, naturalmente. Ho esitato, riflettuto ed esitato ancora. Le mie perplessità erano molte: la tutela della mia privacy e della mia libertà d'espressione, il disagio di essere indicata come aderente ad una posizione politica in cui mi riconosco solo in parte e non senza polemica. Poi, la risposta: puoi dire quel che ti pare senza nessun vincolo. Per quel che mi riguarda, potresti pure votare Forza Italia, ma se sei competente e dici cose interessanti vorrei che tu scrivessi per noi.
Ho accettato.
Perché l'ho fatto? Non per avere visibilità, il blog basta e avanza (e comunque non esiste per quello), tanto più che userò anche lì uno pseudonimo, un omaggio a due insegnanti che per me sono state fondamentali; tantomeno, non per avere una cassa di risonanza per il blog, di cui laggiù non vi sarà traccia e mai dovrà esserci; non per un'eventuale, lontana e remota, possibilità di carriera politica (avendo voluto, avrei avuto altre occasioni): m'interessa la politeia dal basso, quella che si costruisce in aula giorno per giorno mettendo in esercizio cervello e spirito critico. Non per qualunque altro motivo che questo: mi sta a cuore la scuola, la disgraziata, debilitata, diffamata scuola italiana. E questa è forse l'occasione giusta per parlarne ad alta voce, per affrontare argomenti che magari, per la forza impellente della quotidianità della classe, sul blog restano solo in sottofondo, per dire le cose come stanno, per disambiguare le false verità, per pestare i piedi – in terra e a qualcuno. Per fare, appunto, quella politica – ma quella vera – che qualcuno vorrebbe impedirci, impedire a noi che dovremmo avere il compito di costruire una coscienza civile (quindi politica nel senso più ampio e nobile del termine) nei cittadini di domani. Questo è il motivo, non altro.
E ho riflettuto anche sull'opportunità di dirlo a voi, amici di blog, ma poi ho optato per la sincerità intellettuale che, talvolta mio malgrado, sento nei confronti di queste pagine elettroniche e di chi le legge. Quindi, quando lo farò, e se vorrete, potrete leggermi anche qui, tra i Mille.

DESIDERATA

ticchettato da lanoisette mercoledì, 30 settembre 2009, alle 22:54
Oggi ho commentato una favola di Fedro, spiegato cosa sono le mappe concettuali, parlato dei Giuramenti di Strasburgo e del Placito Capuano, ho appuntato sull'agenda delle prossime due settimane ben tre riunioni straordinarie, un paio di lezioni private e due pomeriggi di seminari, scartabellato fascicoli personali e verbali per un paio d'ore alla ricerca della certificazione-che-non-c'è, preparato le lezioni di storia, epica e grammatica di domani e steso cinque lettere di convocazione, una diversa dall'altra; dovrei finire il verbale del Consiglio di classe di ieri, che ha sforato di ben un'ora, e terminare la stesura in bella degli appunti del corso monacale da inviare alle relatrici, ci sono due pacchi di test d'ingresso che reclamano la mia attenzione nonché i materiali differenziati per Sharif, ché quelli che ho finito ieri sera a mezzanotte non vanno mica bene, son troppo difficili, e poi magari vorrei infilarmi a letto con quel dannato Mishima su cui mi si chiudono immancabilmente gli occhi dopo dieci pagine, da quindici giorni a questa parte.
Perché è passato solo un mese e già mi sembra di essere in riserva di energia: sarà la Schola Horribilis, saranno i colleghi da strapazzo, saranno le classi che sembrano uscite dallo zoo di Berlino, sarà il cumulo di riunioni inutili e sfiancanti, saranno le uscite della Gelmini, sarà che sparare a zero sulla scuola ormai è sport nazionale ed ogni articolo e intervento che leggo mi dà immancabilmente la nausea. Sarà, però non mi era mai capitato. E avrei anche un sacco di elucubrazioni di cui farvi partecipi: sul precariato, sulla valutazione degli insegnanti, su quello che sarebbe sensato fare. E invece no. Stasera vi dico solo quello che vorrei, ma che vorrei davvero, per me e per questo lavoro che amo: vorrei tempo. Tempo che sfugge in mille attività inutili e dispersive, nel rincorrere colleghi, genitori, moduli, dirigenti, bidelli e segretari, e che invece è necessario come l'acqua e come il sole: tempo per preparare le lezioni con cura, tempo per riflettere sul modo più adatto per proporre un argomento alla classe, tempo per studiare, tempo per aggiornarmi, tempo per sperimentare percorsi nuovi e diversi, tempo per seguire con attenzione chi è più in difficoltà, tempo per confrontarmi coi colleghi su quello che è davvero importante, tempo per trovare soluzioni. Tempo per riconciliarmi con questa professione, tempo per farmi delle domande, tempo per cercare delle risposte. Tempo anche per non trovarle.
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AMERICAN DREAM

ticchettato da lanoisette lunedì, 14 settembre 2009, alle 17:31
Più volte durante l'estate si è finiti a discutere su questo blog di come possa essere diverso lavorare qui e all'estero, spesso usando l'America come punto di riferimento, e io ho sempre sostenuto che, nonostante le difficoltà, gli scarsi riconoscimenti, lo stipendio su cui ci sarebbe molto da dire, difficilmente potrei lasciare il mio paese per andare a cercar fortuna altrove.
Poi, riaprono le scuole. E leggo che in questa occasione il nostro Ministro mette in fila soltanto un banale "in bocca al lupo" e un sacco di castronerie (o falsità, a voler pensare male): le sparate sul potenziamento di inglese e tempo pieno, ad esempio, o sull'utilizzo dei precari senza supplenza per svolgere incarichi per cui lei stessa e il suo predecessore Moratti hanno eliminato i docenti distaccati all'uopo; e poi leggo che dall'altra parte dell'Oceano invece c'è qualcuno che dice agli studenti cose come

Noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. [...] Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione. [...] Alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita - il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare - non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo. Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova. [...] Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. [...] Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. [...] Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.


E lo so che c'è di mezzo tutta la retorica del sogno americano, della nazione che si è costruita dal nulla e del mito del self-made man, ma, a questo punto, il paragone tra noi è loro è davvero impietoso, lo ammetto.
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UNA SCUOLA PIÙ POVERA

ticchettato da lanoisette mercoledì, 09 settembre 2009, alle 18:34
"Pur di salvare uno spezzone per un precario abbiamo accettato una ripartizione oraria che toglie qualcosa ai nostri studenti nella qualità dell'offerta e crea maggiori problemi organizzativi e didattici; dobbiamo quotidianamente fare i conti con risorse che mancano nonostante le esigenze siano sempre maggiori e più urgenti; da un anno a questa parte tamponiamo con la sola buona volontà situazioni che fino a qualche anno fa sarebbero state ritenute di emergenza.
Io credo che ora serva un segnale forte, percepibile anche a chi al di fuori della scuola questa appare sempre più o meno la stessa, indipendentemente dalle pseudoriforme e dai tagli da miliardi di euro e decine di migliaia di posti di lavoro. Fermiamo la macchina. Boicottiamo le uscite didattiche, i viaggi di istruzione, le gite anche solo di mezza giornata e usiamo le poche ore, i pochi soldi, le poche energie che ci restano per salvaguardare una didattica che dall'alto vogliono sempre più povera, più incapace di rispondere ai reali bisogni della scuola. A malincuore, sì, ché sappiamo bene di togliere qualcosa di importante ai nostri ragazzi, ma è preferibile perdere qualcosa di importante piuttosto che qualcosa di essenziale e necessario, credo. Usiamo lo stesso linguaggio che dalle alte sfere usano con noi: ragioniamo in termini di bilanci, costi e ricavi, monetizziamo anche ciò che monetizzabile non è. Insomma, facciamo ricadere anche al di fuori della scuola la mannaia dei tagli: lasciamo a piedi gli autisti dei pullmann privati, svuotiamo musei e teatri, mandiamo al macero i dépliants delle agenzie di viaggi, non rispondiamo alle proposte di progetti delle cooperative. Facciamo capire a tutti che i tagli all'istruzione pubblica in fin dei conti non sono un risparmio per lo Stato, come pensano tanti. Facciamo capire a tutti che, fuor di metafora, una scuola più povera impoverisce il Paese."

Ieri mattina sono entrata in collegio docenti e ho detto più o meno così, ecco.

LE PAROLE CHE AVREI SCRITTO

ticchettato da lanoisette venerdì, 04 settembre 2009, alle 19:38
In questi primi giorni di settembre i pensieri sulla scuola si affollano nella mia testa: il marasma generale, i precari, le sparate della Gelmini, i casini nella mia nuova scuola, il mio sistema di priorità e di valori... Tutto insieme, tutto connesso e un po' confuso, anche. Ci stavo meditando un post. O due. O tre. Però qualcuno da qualche parte ha già scritto tanto di quello che penso su molte questioni, quindi vi mando da loro: da lo scorfano e da lucia, che spero non si offendano per lo scippo di pensieri&parole.

APPUNTI DI ARCHITETTURA SULLA CARTA IGIENICA

ticchettato da lanoisette giovedì, 03 settembre 2009, alle 17:18
Oggi su questo blog non si parla di scuola. Nossignori. Si parla di gabinetti, toilette, ritirate, cessi e affini – che poi, non è che sia tanto differente, eh. Grave e toccante argomento di certo, perché ognuno di noi, almeno un paio di volte nella vita, ha dovuto soffrire le pene dell'inferno attendendo in lunghissima fila l'espletamento del richiamo di madre natura. Ognuno di noi, specialmente se femmina. Già, perché è scientificamente provato che la coda davanti ai bagni delle signore sia sempre infinitamente più lunga di quella degli uomini, ragion per cui talvolta qualche ardita fanciulla s'intrufola a suo rischio e pericolo nella porta di fronte, quella contrassegnata da un omino in pantaloni. Datevi la spiegazione che preferite: abbiamo una migliore filtrazione renale, necessitiamo di una manutenzione più accurata là sotto, specie in certi giorni, siamo sempre dotate di zainetti borsette pochette cinture sciarpine guanti che rallentano il nostro processo di vestizione e svestizione, dobbiamo fare acrobazie da circo per evitare di appoggiarci alla tavoletta lurida mentre cerchiamo di estrarre il fazzolettino di carta che si è infilato sul fondo della borsa, in qualità di mamme ci occupiamo dei bisognini non solo delle figliolette, ma anche dei figliuoli in tenera età (forse che i papà sono inabili o inadatti all'assistenza minzionale dei pargoli?) e quando usciamo, vuoi non darti una sistemata ai capelli e al trucco? Comunque sia, il fatto è lampante ed evidente a tutti. A tutti, tranne ai signori Daniel Liebeskind, Renzo Piano, Arata Isozaki, Norman Forster e compagnia bella, che evidentemente non hanno mai dovuto aspettare sbuffanti la moglie fidanzata figlia sorella nonna zia in coda a un bagno pubblico. Ora, signori miei, quando progettate i vostri meravigliosi, fantasmagorici, avanguardistici aeroporti musei palazzi congressi centri commerciali stazioni cabine del telefono è così difficile pensare ad una diversa ripartizione dello spazio-toilette? Chessò, su dieci p'tit coins, sette per le femminucce e tre per i maschietti, ad esempio. Sarebbe una rivoluzione paragonabile all'invenzione della chiave di volta, dell'arco rampante e del cemento armato e contribuirebbe significativamente alla riduzione dei conflitti di coppia.
Mio padre me lo diceva sempre, che dovevo fare l'architetto. O l'avvocato delle cause perse.
a proposito di:nugae, pensatoio, quello che le donne
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CERVELLI FUGGIASCHI ovvero Riflessioni velicolavorative

ticchettato da lanoisette domenica, 23 agosto 2009, alle 00:54
Oltre alle due acide signorine, tra i miei compari di vela c'era anche un professorone universitario di quelli importanti, emigrato ad insegnare le leggi del mercato all'università di Chicago, uno di quelli a cui si pensa quando i tiggì sfornano i servizi sulla fuga dei cervelli all'estero – e siccome il professorone, al contrario di quelli di cui ho avuto esperienza io, era anche giuovine e simpatico e un po' matto, un paio di battute sul suo cervello in fuga gliele ho anche fatte, eh. Insomma, il professorone, dagli Stati Uniti, dalla città in cui girano (giravano) E.R., dalle rive del lago Michigan, era venuto a far vela lì, proprio lì, in quell'angolo sperduto di Sardegna, neanche tanto bello, in fondo, rispetto al resto della Sardegna, ma ottimo per fare vela. E quindi, per fare vela, s'era preso un paio d'aerei o giù di lì e... zàcchete, eccolo lì, per due settimane di sole, vento, salsedine, scottature e calli sulle mani a furia di cazzar randa. Due settimane per svuotare e rigenerare la testa mentre il fisico si disfa a suon di scuffie e bomate. Due settimane di nulla: niente tv, niente giornali, niente pc... niente pc? Eh no, il simpatico professore s'acquattava almeno un paio di volte al giorno nella sua branda e, munito di portatile tecnologicissimo e chiavetta, si connetteva. E finchè uno è drogato di internet e Féisbuc, vabbè, son passatempi, ma lui no: si connetteva alla sua casella di posta e rispondeva a mail di lavoro, organizzava seminari, fissava incontri. E la cosa buffa è che dall'altra parte della connessione wireless, nessuno si poneva il problema che lui, magari, fosse anche in ferie e ci avesse un padellino così di cavolacci suoi da fare e che, magari, potesse non avere la vogliailtempolapossibilità di rispondere, organizzare, fissare. E mi diceva che sì, in Italia non sarebbe mai arrivato dove è ora, a fare quello che fa ora, a guadagnare quello che guadagna ora, ché qui non ci sono la mentalità, l'organizzazione, le possibilità, ma che là, nella terra del GrandeSognoAmericano, lavora trecentocinquanta giorni all'anno e lasciarsi l'ufficio alle spalle è quasi impossibile e l'hanno guardato di traverso quando s'è preso due settimane consecutive di vacanza ed è ritenuto scontato che anche in vacanza e nei weekend si controlli la posta elettronica e si risponda a mail e telefonate di certo non personali. E allora mi è venuta in mente la discussione – sulle opportunità di lavoro, sul riconoscimento della professionalità, sull'emigrare per lavoro – seguita a questo post e mi sono detta che probabilmente non sarei capace, per un po' di soldi in più, per un po' di carriera in più, di rinunciare agli spazi di libertà e d'indipendenza che ho qui, alla possibilità di fuggire e staccare la spina senza dover essere inseguita per tutto l'etere, ad uno stile di vita e a una cultura in cui il lavoro (per quanto amato, per quanto fatto con passione e abnegazione, dando spesso molto più di quanto si riceva) è comunque mezzo e non fine. Sono troppo poco ambiziosa, forse. O forse, come dice un mio caro amico che ci ha vissuto a lungo: Noccioletta mia, l'America è bella, sì, ma non quanto vogliono farti credere.
a proposito di:pensatoio, me medesima, bolina
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NESSUN VINCITORE

ticchettato da lanoisette giovedì, 13 agosto 2009, alle 10:35
Il bello delle arene estive, di alcune arene estive, è la possibilità di recuperare film che la grande distribuzione ha quasi ignorato, proiettandoli nelle sale per qualche giorno o poco più. Così, l'altra sera ho preso sottobraccio il Metallo e l'ho portato a vedere Vincere, di Marco Bellocchio: il film racconta la storia semisconosciuta (anche alla sottoscritta) di Ida Dalser, prima compagna e sostenitrice del giovane Benito Mussolini, da cui ebbe anche un figlio, poi fatta internare in ospedale psichiatrico per non ostacolare l'ascesa al potere del Duce. Ci sono molti elementi cari al cinema di Bellocchio: l'ossessione d'amore che sconfina nella follia, le menzogne del potere, la cappa soffocante della religione e del conformismo, la solitudine della reclusione, il desiderio di verità e di vendetta, l'omaggio al cinema e alla sua funzione catartica. E, soprattutto, il film è visivamente straordinario: una fotografia tutta virata nei toni del blu, i lunghi pianisequenza alternati ai primi piani intensi e stravolti dei protagonisti, il richiamo costante – soprattutto nella prima parte – all'iconografia futurista, l'uso sapiente dei filmati d'epoca, il richiamo al linguaggio dei cinegiornali e dei manifesti di propaganda del Ventennio. Non è un film facile, le chiavi di lettura e i piani di significato sono moltissimi e tutti intersecantisi tra loro, ma la narrazione è fluida e gli appassionati di storia troveranno pane per i loro denti. A me è rimasta soprattutto una suggestione: si dice che dietro ad ogni grande uomo ci sia una grande donna, mi chiedo sulle lacrime, il silenzio e le sofferenze di quante donne si sia costruita la storia degli uomini.

PS: il film è piaciuto anche al Metallo, che però si è divertito soprattutto grazie al terzetto di sciure nella fila davanti, le quali si sventagliavano energicamente ad ogni colpo di bacino del focoso Benito.

a proposito di:pensatoio, fratelli lumière
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TRAVELLING TEACHER

ticchettato da lanoisette venerdì, 17 luglio 2009, alle 08:26
Sono in attesa che il cervellone informatico del Ministero metta online il file con i trasferimenti. In attesa di sapere dove sarò il primo di settembre. In attesa come sempre in questo periodo, dal giorno dell'abilitazione a questa parte. E se i primi anni mi lasciavo prendere dall'ansia, calcolavo strategicamente ogni variabile ed ogni possibilità, oggi non è più così: ho imparato a prenderla un po' come viene, forse ad essere un po' più fatalista, anche perchè l'esperienza mi ha insegnato che non sempre la meta agognata si rivela essere quel luogo di delizie che sognavamo.
Alle spalle ho otto anni di peregrinazioni e una molteplicità di esperienze e situazioni vissute: ricchezza inestimabile, ma anche tanta fatica – di adattarsi anno dopo anno a organizzazioni, alunni, colleghi, genitori diversi, di dover prendere le classi in corsa e mettere pezze qua e là, di non vedere mai davvero i frutti del mio lavoro, di dover spezzare rapporti costruiti talvolta a caro prezzo. Adesso però basta col turnover: fatto l'anno di prova, ecco la sede definitiva, vualà, il posto fisso, nel senso più ampio del termine. E invece mi sento ancora precaria, ancora in viaggio. Un po' perché, se le cose non cambiano, la scure dei tagli continuerà ad abbattersi ancora per i prossimi due anni sulle nostre teste ed è probabile che ciò che è conquistato oggi sia rimesso in discussione domani; un po' perché il desiderio grande, quello vero, è di insegnare al liceo, e l'anno prossimo potrò il chiedere il passaggio alle superiori; un po' perché forse tra un anno sarà più importante dove e con chi sarò, piuttosto che in quale scuola insegnerò.
Ora dunque mi metto qui e aspetto, aspetto senza aspettative. Se da viaggiare ancora ci sarà, non sarà un problema: ho buone gambe, nello zaino ho messo tutto ciò che penso mi potrebbe servire e c'è ancora spazio per quello che di prezioso troverò sulla mia strada - che, forse, come dice qualcuno, è più importante della meta.
a proposito di:pensatoio, me medesima, prof inside, carte e scartoffie
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