UNA PROFESSORESSA AL MUSEO

ticchettato da lanoisette domenica, 08 novembre 2009, alle 16:51
La professoressa varca l'ingresso del Museo di Arte Antica e paga il biglietto ridotto di due euro, rammaricandosi di non aver fatto la giornalista o il militare per entrare aggratis, poi si sdilinquisce sui marmi e sugli affreschi pompeiani, sobbalza davanti agli ori e alle pietre, s'inebria delle essenze di nardo e benzoino - quello di Baudelaire, sì -, stupisce davanti ad un triclinio vero e originale, s'immagina con una torreggiante acconciatura alla Giulia Domna o alla Poppea, beve ad uno ad uno i versi di Marziale e Ovidio che accompagnano il percorso, non perde neppure una riga delle didascalie esplicative delle opere. Poi, all'uscita, siccome è professoressa fin nei tacchi degli stivali (che cominciavano anche a dolerle un po'), sul librone degli ospiti verga con cura Esposizione fantastica, se solo non fosse per i refusi e gli errori di sintassi nei pannelli illustrativi...
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NON SOLO NOCCIOLE

ticchettato da lanoisette mercoledì, 04 novembre 2009, alle 13:04
Una decina di giorni fa, nella mia casella di posta, ho trovato il messaggio di uno di quei lettori silenti che, magari quotidianamente, arrivano qui, leggono e se ne vanno, più o meno soddisfatti del contenuto del quasi quotidiano post. Ebbene, questo lettore, anzi, lettrice, è Arianna, la responsabile di un blog legato, anche se per vie traverse ed eretiche, al maggiore partito di opposizione italiano. Arianna, nella sua email, mi chiedeva di scrivere per loro. Di scuola, naturalmente. Ho esitato, riflettuto ed esitato ancora. Le mie perplessità erano molte: la tutela della mia privacy e della mia libertà d'espressione, il disagio di essere indicata come aderente ad una posizione politica in cui mi riconosco solo in parte e non senza polemica. Poi, la risposta: puoi dire quel che ti pare senza nessun vincolo. Per quel che mi riguarda, potresti pure votare Forza Italia, ma se sei competente e dici cose interessanti vorrei che tu scrivessi per noi.
Ho accettato.
Perché l'ho fatto? Non per avere visibilità, il blog basta e avanza (e comunque non esiste per quello), tanto più che userò anche lì uno pseudonimo, un omaggio a due insegnanti che per me sono state fondamentali; tantomeno, non per avere una cassa di risonanza per il blog, di cui laggiù non vi sarà traccia e mai dovrà esserci; non per un'eventuale, lontana e remota, possibilità di carriera politica (avendo voluto, avrei avuto altre occasioni): m'interessa la politeia dal basso, quella che si costruisce in aula giorno per giorno mettendo in esercizio cervello e spirito critico. Non per qualunque altro motivo che questo: mi sta a cuore la scuola, la disgraziata, debilitata, diffamata scuola italiana. E questa è forse l'occasione giusta per parlarne ad alta voce, per affrontare argomenti che magari, per la forza impellente della quotidianità della classe, sul blog restano solo in sottofondo, per dire le cose come stanno, per disambiguare le false verità, per pestare i piedi – in terra e a qualcuno. Per fare, appunto, quella politica – ma quella vera – che qualcuno vorrebbe impedirci, impedire a noi che dovremmo avere il compito di costruire una coscienza civile (quindi politica nel senso più ampio e nobile del termine) nei cittadini di domani. Questo è il motivo, non altro.
E ho riflettuto anche sull'opportunità di dirlo a voi, amici di blog, ma poi ho optato per la sincerità intellettuale che, talvolta mio malgrado, sento nei confronti di queste pagine elettroniche e di chi le legge. Quindi, quando lo farò, e se vorrete, potrete leggermi anche qui, tra i Mille.

NON APRITE QUELLA PORTA

ticchettato da lanoisette martedì, 27 ottobre 2009, alle 20:45
L'altra notte ho sognato che il Metallo mi tradiva.
Ero in corridoio e sentivo strani rumori provenire dalla porta coi vetri smerigliati. Ho messo la mano sulla maniglia. Ho spinto. Ho aperto. E ho trovato il Metallo impegnato in ardite evoluzioni erotiche (e se dico ardite, credetemi sulla parola) con la sua ex. Attonita, ho richiuso la porta.
La porta. La porta dell'aula del ricevimento parenti.
E mancano ancora due mesi alle vacanze di Natale.
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RITORNI E RIVELAZIONI

ticchettato da lanoisette domenica, 27 settembre 2009, alle 17:29
Da un paesino della Locride a mezza collina tra il mare e la montagna, con un'assegnazione provvisoria sul sostegno nella scuola in cui ci siamo conosciuti, è tornato Paco.
È passato di qui ieri, per le solite interminabili chiacchiere annaffiate di rum in veranda, con un pacchetto di dolci delle sue parti e la notizia di un progetto di convivenza con una donna di cui non mi aveva mai detto nulla, ma che è stata il mio alter ego nell'ambiguo tiraemolla sentimentale di questi cinque anni: io il modello ideale, lei la concretezza, io il momento sbagliato, lei quello giusto. È buffo sapere di essere stata per l'ennesima volta, anche se solo platonicamente, l'Altra. Ci abbiamo riso su.
È bello aver ritrovato un amico.

PS - Inutile dirvi che qualcuno è geloso...
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QUANDO LA TUA RIVALE HA MOLTI PIÙ PELI DI TE, LA CERETTA È UNA SPESA INUTILE

ticchettato da lanoisette martedì, 22 settembre 2009, alle 16:50
Io e il Metallo abbiamo una storia a distanza, lo sapete. Non una distanza abnorme, ma che comunque non permette il classico "Che fai stasera? Ti va un cinemino?". A ciò si aggiungano i suoi turni di lavoro strambi, per cui magari è impegnato (spesso) il weekend ed è libero in settimana, e se io sono a scuola fino alle due oppure ho i consigli di classe, capite bene che in confronto il Tetris è uno scherzetto. Comunque, incastra di qua, programma di là, fatto sta che stasera mi arriva, domattina lo lascio ronfare mentre io somministro un bel test d'ingresso agli analfabeti e poi riparte domani dopo cena.
Oggi a pranzo mi chiama per gli ultimi dettagli:

"Senti ma... domani pomeriggio... che programmi abbiamo? Hai intenzione di uscire?"

Ovvio che di fronte ad una domanda del genere, fatta col tono iounprogramminocel'avrei, la mia mente abbia ripassato in un nanosecondo tutto il mio arsenale di armi di seduzione di massa - pizzi, sete e trasparenze varie - e che la mia voce abbia risposto in modalità unoquattroquattro:

"Facciamo quello che vuoi..."

"No perchè... l'ultima volta che sono stato da te... siamo andati a fare la spesa... ecco, vorrei fare scorta di quei biscottini che sono piaciuti tanto a Bibi...".


Io lo aspetto in ciabatte e col pigiamone con gli orsi, sappiatelo.
a proposito di:all you need is love, metallo, me medesima
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PRONTA

ticchettato da lanoisette domenica, 13 settembre 2009, alle 18:31
Ho ripulito la casa dagli ultimi residui di vacanza, deciso cosa mettere, fatto la manicure, infilato nella borsa il quadernone ad anelli, la merenda, l'astuccio con le penne e i gessi colorati nuovi, ho steso l'elenco delle cose da dire ai ragazzi, gonfiato le ruote delle bici e oliato le moltipliche del cambio.
È vero, non so a che piano e in quale corridoio siano le mie classi (ché venerdì mattina non l'avevano ancora deciso), non c'è traccia dei registri di classe né di quelli personali, i rappresentanti non mi hanno consegnato i libri di testo, non è ancora stato nominato l'insegnante di sostegno e le mie classi sembrano una via di mezzo tra il CPT di Lampedusa e le vecchie Scuole Speciali. Però io sono pronta. Almeno, credo.
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DIECI COSETTE DI ME POSSON BASTARE?

ticchettato da lanoisette domenica, 06 settembre 2009, alle 18:32
Rubo il giochino a LGO e Ultimoappello, anche se ho pensato che sarà difficile riuscire a scovare qualcosa di me che già non sappiate leggendo questo blog.

UNO. Mi piacciono le capre. Intese come ovini, non come studenti.
DUE. Adoro casa mia, con i suoi vecchi pavimenti in graniglia, i soffitti colorati, le porte in legno bianco e vetri smerigliati, la grande libreria scura all'ingresso. In questi anni di scuole e uomini che andavano e venivano è stato il mio rifugio, il mio riparo, il mio punto fermo.
TRE. Faccio un tiramisù che è la fine del mondo. Chiunque l'abbia assaggiato ha dovuto ammettere che nessun altro regge il confronto. Il mio segreto? Eh eh eh...
QUATTRO. Ho visto in faccia per un caffè, un tè, un pranzo, una cena, almeno sette tra gli amici bloggers che mi leggono.
CINQUE. La prima volta che ho baciato seriamente un uomo ero maggiorenne già da parecchi mesi, tardona che non sono altro.
SEI. Uno dei miei sogni nel cassetto era studiare alla Sorbonne. Impedimenti pratici, cazzi e mazzi non me l'hanno consentito. È uno dei pochissimi rimpianti della mia vita.
SETTE. Quando mi sono laureata, con lode e fuori corso di una sola sessione, i miei si sono incazzati di brutto. Perchè ero fuori corso, ovvio.
OTTO. Fino a ieri, nonostante io viva in questa casa da più di quattro anni, ai lati del mio letto penzolavano due tristi lampadine appese ad un filo. Fino a ieri, appunto, quando il Metallo ha preso in mano situazione e trapano e mi ha montato delle graziosissime appliques che stazionavano nelle loro scatole da almeno sei mesi.
NOVE. Lo confesso, il primo concerto a cui sono andata era di Umberto Tozzi. Avevo quattordici anni, è vero, ma un po' me ne vergogno lo stesso.
DIECI. Riesco a fare il nodo al picciolo di una ciliegia con la lingua.

Adesso tocca a voi, o miei lettori. Nessuno è obbligato, ma io sono una gran curiosona...
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IN PARTENZA. POST IMPREVISTO

ticchettato da lanoisette martedì, 25 agosto 2009, alle 21:39
Riparto. Pochi giorni, l'ultimo sprazzo d'estate cercando di non pensare al luogo in cui dovrò essere nemmanco dodici ore dopo l'atterraggio a Malpensa. Comunque. Avrei tanto voluto scrivere un bel post sui vantaggi della vacanza-spezzatino: niente viaggi lunghi, ma una settimana qui e una là, strategicamente disseminate all'inizio, in mezzo e al termine dei famosi due mesi di ferie per avere l'impressione che non finiscano mai. Invece no, non lo scriverò, quel post. Perchè qui è in corso una grave crisi di coppia. Già. Causa bagagli e causa le famose leggi di sicurezza negli aeroporti UE, che hanno mandato in malora tutta la mia sopraffina tecnica di invaligiamento, la quale mi permetteva di inserire il doppio dei vestiti in borse capienti la metà di quelle delle altre donne, suscitando così sguardi e gridolini d'ammirazione tra il pubblico pagante e non. Dunque, mentre io con la perizia di un neurochirurgo sto cercando di adeguare alle nuove norme europee del menga il riempimento del beauty case e l'allineamento di scarpe-magliette-pantaloni-maglioncino-mutande di entrambi, il signor Metallo svaccato sulla poltrona dello studio osserva divertito e butta lì con disinvoltura che non capisce il perché di tutta quella roba, ché ai veri uomini bastano lo spazzolino, il regolabarba e un pezzo di sapone di marsiglia. Io respiro profondo, profondissimo, chiamo a raccolta tutta la mia esperienza di pratica yoga e la mia indole non-violenta: non gli rinfaccio di essersi portato l'intera farmacia sotto casa, no, e non gli rivelo neppure che tanto so benissimo che lui lascerà il sapone di marsiglia intonso sul bidet, preferendo il mio docciaschiuma agli oli essenziali e il mio shampoo delicato - vabbè, cosa c'entra, già che c'è lo uso! replicherebbe lui. Sono paziente, io: sto calma e proseguo nell'ardua operazione. E lui, dopo aver riso sotto i baffi al mio tentativo di infilare in un pertugio qualunque anche quel carinissimo abitino a canotta con le ruches, mi chiede con un sorriso angelico se per caso non ci starebbe anche un fularino per lui, che se c'è freschetto gli viene la cervicale...
Se il fularino non glielo stringo forte forte intorno al collo, che così non occupa nemmeno spazio in valigia, ci rivediamo il 1 settembre. Anche perché avrei un po' di cosette da raccontarvi sulla mia nuova scuola, eh.
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CERVELLI FUGGIASCHI ovvero Riflessioni velicolavorative

ticchettato da lanoisette domenica, 23 agosto 2009, alle 00:54
Oltre alle due acide signorine, tra i miei compari di vela c'era anche un professorone universitario di quelli importanti, emigrato ad insegnare le leggi del mercato all'università di Chicago, uno di quelli a cui si pensa quando i tiggì sfornano i servizi sulla fuga dei cervelli all'estero – e siccome il professorone, al contrario di quelli di cui ho avuto esperienza io, era anche giuovine e simpatico e un po' matto, un paio di battute sul suo cervello in fuga gliele ho anche fatte, eh. Insomma, il professorone, dagli Stati Uniti, dalla città in cui girano (giravano) E.R., dalle rive del lago Michigan, era venuto a far vela lì, proprio lì, in quell'angolo sperduto di Sardegna, neanche tanto bello, in fondo, rispetto al resto della Sardegna, ma ottimo per fare vela. E quindi, per fare vela, s'era preso un paio d'aerei o giù di lì e... zàcchete, eccolo lì, per due settimane di sole, vento, salsedine, scottature e calli sulle mani a furia di cazzar randa. Due settimane per svuotare e rigenerare la testa mentre il fisico si disfa a suon di scuffie e bomate. Due settimane di nulla: niente tv, niente giornali, niente pc... niente pc? Eh no, il simpatico professore s'acquattava almeno un paio di volte al giorno nella sua branda e, munito di portatile tecnologicissimo e chiavetta, si connetteva. E finchè uno è drogato di internet e Féisbuc, vabbè, son passatempi, ma lui no: si connetteva alla sua casella di posta e rispondeva a mail di lavoro, organizzava seminari, fissava incontri. E la cosa buffa è che dall'altra parte della connessione wireless, nessuno si poneva il problema che lui, magari, fosse anche in ferie e ci avesse un padellino così di cavolacci suoi da fare e che, magari, potesse non avere la vogliailtempolapossibilità di rispondere, organizzare, fissare. E mi diceva che sì, in Italia non sarebbe mai arrivato dove è ora, a fare quello che fa ora, a guadagnare quello che guadagna ora, ché qui non ci sono la mentalità, l'organizzazione, le possibilità, ma che là, nella terra del GrandeSognoAmericano, lavora trecentocinquanta giorni all'anno e lasciarsi l'ufficio alle spalle è quasi impossibile e l'hanno guardato di traverso quando s'è preso due settimane consecutive di vacanza ed è ritenuto scontato che anche in vacanza e nei weekend si controlli la posta elettronica e si risponda a mail e telefonate di certo non personali. E allora mi è venuta in mente la discussione – sulle opportunità di lavoro, sul riconoscimento della professionalità, sull'emigrare per lavoro – seguita a questo post e mi sono detta che probabilmente non sarei capace, per un po' di soldi in più, per un po' di carriera in più, di rinunciare agli spazi di libertà e d'indipendenza che ho qui, alla possibilità di fuggire e staccare la spina senza dover essere inseguita per tutto l'etere, ad uno stile di vita e a una cultura in cui il lavoro (per quanto amato, per quanto fatto con passione e abnegazione, dando spesso molto più di quanto si riceva) è comunque mezzo e non fine. Sono troppo poco ambiziosa, forse. O forse, come dice un mio caro amico che ci ha vissuto a lungo: Noccioletta mia, l'America è bella, sì, ma non quanto vogliono farti credere.
a proposito di:pensatoio, me medesima, bolina
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FERRAGOSTO, NOCCIOLETTA MIA NON TI CONOSCO

ticchettato da lanoisette sabato, 15 agosto 2009, alle 14:54
Da ragazzina, sognavo sempre di passare un ferragosto alla Sapore di mare: la mega compagnia di amici, il falò in riva al mare, le chitarre che strimpellano La canzone del sole e Piccolo grande amore e giù a limonare duro avvinghiati sulla sabbia.
C'erano solo due piccoli, insignificanti problemi: primo, i miei genitori amavano passare le vacanze in luoghi stupendi ma desolati, e la bellezza selvaggia del posto era sempre inversamente proporzionale all'affollamento - ricordo quella spiaggia del Peloponneso dove il giorno di ferragosto c'erano solo due ombrelloni, il nostro e, a quattrocento metri, quello di una famigliola greca. La probabilità di fare amicizia con qualcuno era appena superiore a quella di sbancare il jackpot del Superenalotto. Secondo, e ancor più rilevante, era che, se anche m'avessero portato a Rimini o a Forte dei Marmi, a quindici anni non mi si voleva limonare nessuno, cofana com'ero. Quindi, almeno posso dire di essermi goduta in santa pace le calette più nascoste del Mediterraneo. Per consolarmi e far passare il tempo, leggevo. Tantissimo. Ricordo che infilavo nel bagagliaio dell'auto che gemeva sulle sospensioni (non scherzo, avevamo perfino una Canadian 430 gialla caricata sul tetto) uno zaino invicta pieno di libri.
Dunque, oggi che sono qui tutta sola soletta, le amiche fuori città, il Metallo al lavoro nella sua, rispetterò la tradizione: asciugamano, crema solare e libro, inforco la bici e me ne vado al parco, magari con vista sul laghetto, che non sarà proprio l'Egeo, ma tant'è. Buon ferragosto.
a proposito di:amarcord, me medesima, feste comandate
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