QUANDO CI VUOLE CI VUOLE ovvero BOTTA D'AUTOSTIMA PROFESSIONALE

ticchettato da lanoisette domenica, 13 dicembre 2009, alle 18:53
Tema in classe, in prima. Una delle tracce chiedeva di descrivere una persona per cui si provano stima e ammirazione. I piccoletti hanno parlato di amici, papà, zii e allenatori di basket, ma non solo.

Nonostante gli errori sparsi qua e là, cammino a dieci centimetri da terra. Dopo questo, mi ci voleva davvero.
a proposito di:la classe non è acqua, prof inside, cuor contento
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FIORINFIORELLA LA SCUOLA È BELLA

ticchettato da lanoisette martedì, 01 dicembre 2009, alle 18:55
Sui suoi inseparabili mezzi stivaletti flosci la professoressa FiorìnFiorella caracolla su e giù dalle intricate scale della Schola Horribilis, con il suo metro e settantacinque di donna inguainato in aderentissimi maxipull (che il mio augusto genitore definirebbe giropassera) e ancor più aderenti trasparentique leggings, che nulla lasciano all'immaginazione delle sue cosce taglia quarantaseiquarantotto. Caracolla, appunto, su e giù per le scale, seguita dal suo codazzo di alunni necessitanti sostegno, in cerca di un'aula libera. Già, perché la professoressa FiorìnFiorella sostiene. Almeno, dovrebbe. In particolare, nella mia Secondabamba dovrebbe sostenere il pregevolissimo alunno CalcinQ-dallavitacosavuoidipiù. Nel senso che qualunque optional vorreste per un alunno portatore di handicap, lui ce l'ha. Lo volete pluriripetente? Lui ce l'ha. Lo volete fannullone, casinista, maleducato, presuntuoso, irrispettoso? Lui ce l'ha. Lo volete che frequenti solo quando pare a lui? Idem. Lo volete che non porti una giustificazione, un modulo, una verifica firmata neanche a pagarlo? Pure. Lo volete senza un libro, un quaderno, una biro? Anche. Lo volete con famiglia disastrata? Eccovela lì, sul piatto d'argento. Lo volete alto, biondo, occhioglauco, idolo delle ragazzine e carico di ormoni pronti a decollare, manco fosse una portaerei americana nel Golfo Persico ai tempi di Saddam? Ta-daa!! Insomma, un personaggino per cui pugno di ferro, scudiscio e ginocchia sui ceci sarebbero raccomandati anche dal medico curante.
La professoressa FiorìnFiorella però, evidentemente, ha un metodo tutto suo: quello dell'empatia, del mettersi nei panni dell'altro, dell'adottare la prospettiva del discente. È talmente empatica che entra in classe ruminando puntualmente gomma da masticare, la stessa (cioè, non la-stessa-proprio-quella) che, come ogni giorno, ho appena fatto sputare nel cestino a CalcinQ e a un... du... quatt... ehm... mezza classe. L'altra mezza classe dice: “Prof, però la prof FiorìnFiorella la mastica, e una volta ha fatto anche la bolla!”. Pensate che la professoressa FiorìnFiorella si mette nei panni dell'allievo anche quando mi consegna un foglio sui cui sono stampate una ventina di righe sbilenche e piene di refusi, proclamando trionfante: “Guarda, gli ho fatto fare l'esercizio di scrittura... e poi l'ha copiato al computer!!!” ; difatti mi tocca correggere non solo gli errori di CalcinQ, ma anche i suoi, che ha assegnato la traccia Racconto un episodio di amicizia tra io e un mio compagno. E l'empatia si spinge al punto di immedesimarsi totalmente nel ruolo di alunno: l'altro giorno, mentre nell'aula LIM saltavo da una pagina web all'altra per mostrare caravelle, astrolabi, carte di Paolo DalPozzo Toscanelli, Capi di Buona Speranza e rotte di Magellano, e mentre l'alunno CalcinQ si destreggiava benissimo tra una risata con MagarifosseMutu, un dispetto a GigiLaTrottola e un tentativo di palpeggiamento delle curve di Esplosiva, la professoressa FiorìnFiorella sedeva due file più indietro, in perfetto silenzio, fissando lo schermo luminoso.
No, non prendeva appunti, ma solo perché aveva dimenticato il quaderno a casa.
a proposito di:la classe non è acqua, sala prof, bene molto bene
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OCCHIO AL BAFFO

ticchettato da lanoisette martedì, 24 novembre 2009, alle 07:08
Chiunque abbia avuto davanti una platea di preadolescenti e adolescenti anche solo per un mezz'oretta lo sa: basta una qualunque parola, di qualunque lingua, di qualunque origine e derivazione, che si presti anche solo ad un lontanissimo sosttinteso sessuale, a scatenare un'onda sommersa di risolini e bofonchi trattenuti che si propaga da un capo all'altro della classe. Di solito redarguisco bonariamente, sì, sì, va bene, che ridere, ora proseguiamo; loro si scherniscono no, prof, non è come pensa, ihihih, non è niente; io taglio corto ragazzi, la prof è nata un po' prima di voi e sa benissimo per cosa state ridacchiando. Generalmente, basta. Ieri, invece, Arachide, che da trenta secondi buoni stava armeggiando tutto curvo sul banco, alza la testa di scatto. Nello spazio tra le narici e il labbro superiore ha un pezzo di carta, ritagliato all'uopo e colorato col pennarello marrone, appiccicato con lo scotch: "Prof, io non sto ridacchiando, sto ridendo. Ma sotto i baffi".
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MA SE TI SENTISSE MAMMA

ticchettato da lanoisette martedì, 17 novembre 2009, alle 13:00
Mamma di Paroliberista, al consiglio di classe di settimana scorsa: "Ma com'è possibile che diate tutti questi votacci? Insomma, l'anno scorso erano tutti bravi! Eh? Eh? Allora, com'è possibile? Non può essere!"
Professoressa Lanoisette: "Signora, non lo metto in dubbio, ma io personalmente ho rilevato numerose lacune, e sicuramente molti studiano poco e, soprattutto, male."
Mamma di Paroliberista: "No, no, non è così, sono sempre impegnati! Hanno tantissimi compiti da fare, tutti i pomeriggi!"
Paroliberista, ieri mattina, dopo l'esercitazione supplementare di grammatica in preparazione alla verifica: “Prof, anche se non mi avete mandato la lettera, oggi pomeriggio posso venire anch'io a fare recupero di grammatica? Così mi esercito un po', perché tanto so che se sto a casa guardo la televisione...”.
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SEX BOMB - REPARTO ARTIFICIERI

ticchettato da lanoisette venerdì, 13 novembre 2009, alle 20:16
Tredici anni e mezzo di scollature procaci, occhi bistrati, jeans fascianti e provocante disponibilità. Esplosiva, insomma. Tanto da produrre deflagrazioni ormonali e onde d'urto di pettegolezzi e voci di corridoio sempre più insistenti, così insistenti da dover tentare una messa in sicurezza. L'ho presa da parte e le ho spiegato quello che ho sentito di lei, dicendole che della nomea ce ne si può anche fregare, se si è convinti di essere nel giusto, ma che mi preoccupavo della sua salute, innanzitutto. Lei è stata così intelligente - o così bisognosa di aiuto - da ascoltare. E raccontare. Mi si è aperto davanti un baratro. Non di bassezza morale, ma di vuoto affettivo ed emotivo. La mancata elaborazione di una femminilità reale e non fraintesa, che esuli dall'essere semplice strumento del piacere maschile; l'accettazione passiva di una violenza subdola, che usa il ricatto dell'inadeguatezza per ottenere i suoi scopi, degradando ad anormalità, nella vulgata del passaparola degli amici più esperti, i timori, il disagio e l'imbarazzo che un'adolescente può provare di fronte al sesso; la devastante scissione tra sesso e desiderio; l'incapacità di pensare a sé senza un uomo, qualunque uomo, anche uno – tanti – che di te vedono solo l'involucro, anche uno che non ti piace, basta che ci sia.

Ma prof, io voglio un ragazzo, perché un ragazzo mi fa stare bene.

"Tutti quelli che hai avuto ti hanno fatto stare bene?"

No... quasi nessuno... ma perché, prof?

"Vedi, volere accanto una persona è normale e legittimo. Tutti vogliamo qualcuno che ci faccia sentire amati e protetti, che ci faccia stare bene, insomma. Ma non tutti possono farci stare bene. È come desiderare un bel vestito nuovo e prenderne uno a caso dall'espositore. Quando scegli un vestito, ne scegli il colore, il modello, la taglia giusta, perchè ti valorizzi, perché ti stia bene, appunto. Se non è così, non lo compri, è meglio tenersi il solito paio di jeans, no?"

Prof, ha ragione, io... io non ci avevo mai pensato...

Abbiamo discusso e ragionato per quasi due ore. Due ore in cui le ho parlato da insegnante, da adulto, da ex adolescente, ma soprattutto da donna.

Prof, ma... allora... se ho bisogno, se voglio parlarne ancora... posso venire da lei?

"Non puoi, Esplosiva, devi."

L'ORA X

ticchettato da lanoisette giovedì, 29 ottobre 2009, alle 18:51
Ore 9.00 – Suona la campanella.
Ore 9.02 – Esco dalla prima ed entro in secondabamba, con l'allettante programma di interrogare un paio di persone sulla crisi del Trecento e di incominciare a spiegare Umanesimo e Rinascimento.
Ore 9.03 – Billino alza la mano e chiede: "Prof, io ero assente, non ho capito, mi può rispiegare?"
Io: "Dimmi, cosa non hai capito?"
Billino: "Tutto."
Ore 9.06 – Dico: "Vi ricordate che nello schema sul quaderno abbiamo scritto che...". Facce attonite e bocche spalancate. Insisto: "Su, lo schema dell'alltra volta, quello che dovevate studiare per oggi...". Bocche chiuse, occhi lucidi e tremuli. Indago imperiosa: "Alzino la mano quelli che hanno studiato lo schema". Una classe di monchi.
Ore 9.11 – Passo tra i banchi: nessuno ha sottolineato/evidenziato/appuntato sul libro una sola riga delle tre o quattro paginette che avevo assegnato giovedì scorso.
Ore 9.13 – Inizia. Lei. L'ovvia, necessaria, imprescindibile, imperterrita cazziata totale globale.
Testimoni affermano di avermi sentito dalle scale in fondo al corridoio. E domani, verifica a sorpresa.

PIMP MY COMPLEMENT

ticchettato da lanoisette domenica, 25 ottobre 2009, alle 12:47
Lezione di grammatica: argomento Attributi e apposizioni. Faccio un esempio alla lavagna, spiego, rispondo a domande, propongo un paio di esercizi. Poi, giochino:
Io: “Bene, ragazzi, ora prendiamo una delle frasi che abbiamo già analizzato e proviamo a riempirla il più possibile di attributi e apposizioni. Pronti? La frase sottoposta ad ingrasso sarà...” – scrivo alla lavagna coi gessetti colorati:
Il meccanico | ha riparato | il motorino | di Luca.
Io: “Allora, chi comincia? Iniziamo magari da il meccanico, che è la cosa più semplice
Cimetta: “Prof, va bene il meccanico... scozzese?”
Io: “Sì, va bene [evito di chiedermi perché un meccanico dovrebbe essere scozzese], qualcun altro?”
VeraBionda: “Va bene bravo?”
Io: “Certo! Lo vedete?
Il bravo meccanico scozzese | ha riparato | il motorino | di Luca.
Il meccanico è soggetto, bravo e scozzese sono due attributi. Proviamo a passare a il motorino?
Bombolo: “Prof, prof! Il motorino.. truccato!!!”
Io – sospiro e abbozzo un sorriso: “Sì, d'accordo. Qualche altra idea?”
CalcinQ: “Prooof, possiamo dire il motorino Vespa?”
M'illumino d'immenso: “Sì, ma certo, bravissimo!!!
Il bravo meccanico scozzese | ha riparato | il motorino Vespa| di Luca.
Allora, osservate: se aggiungiamo Vespa, che è un nome proprio, a motorino, che è un nome comune, motorino diventa...?”
GigilaTrottola si sbraccia furiosamente: “Prof, prof, diventa... un cinquantino!!!”

Aggiungo solo che Bombolo e CalcinQ hanno borbottato: “E allora cosa l'hai truccato a fare?”.
a proposito di:la classe non è acqua, errori&orrori, dialogo e diplomazia
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AMMAZZASETTE

ticchettato da lanoisette martedì, 20 ottobre 2009, alle 13:27
Due anni fa, Eigiò era un alunno della mia classe del cuore, uno di quegli alunni che i colleghi ti presentano come il classico fannullone non particolarmente dotato: biondino, carino, con un piede sul pallone e un occhio alle ragazze. Io non lo vedevo così. Eigiò faceva poco o niente, è vero: scena muta nelle interrogazioni, i compiti una volta ogni morte di papa, bocca chiusa anche quando gli chiedevo un semplice parere su un brano letto. Ma, non so come, avevo intuito che i silenzi e i fogli bianchi erano uno schermo dietro a cui celare l'insicurezza, il senso di inadeguatezza e la scarsa autostima. E allora dai, a tentar di scalfire quel muro a furia di su, provaci... non aver paura di chiedere... Eigiò, facciamoci due chiacchiere... almeno un tentativo... cos'hai detto? Ti ho sentito, era giusto... e, piano piano, i primi timidi frutti: la mano che ogni tanto si alzava, la voce un po' più alta e sicura. Ricordo come se fosse ieri il momento in cui ho capito che la barriera era crollata: prof, ho provato a fare gli esercizi di grammatica che non avevo fatto per ieri, ma non sono sicuro: posso provare a correggerli? Da lì, un salto triplo dalle insufficienze del primo quadrimestre verso una pagella non brillante, ma di cui esser fieri, una pagella che non ha delegato ai genitori come i suoi compagni – corsi in piscina o al parco ai primi caldi di giugno – ma che è venuto a ritirare lui di persona Per ringraziarla, prof, per quello che ha fatto per me – Io non ho fatto nulla, Eigiò, è farina del tuo sacco, hai fatto tutto tu. E, quell'estate, incontrare la sua mamma dopo aver saputo che non avrei potuto portarli in terza perché quella cattedra mi era sfuggita di mano per gli strani giochi della burocrazia, Professoressa, Eigiò ha pianto. Dice che senza di lei a settembre non vuole più andare a scuola – Gli dica di non fare scemenze, che ha tutte le capacità per camminare con le sue gambe, anche senza di me. Lo scorso novembre, una lucina verde sul mio contatto msn: Prof, sono Eigiò... stiamo facendo orientamento... secondo lei lo posso fare il liceo tecnologico? - Eigiò, sarò sincera: secondo me hai ancora tanta strada davanti, ma l'anno scorso hai dimostrato che se t'impegni a fondo puoi farcela. Io ho fiducia in te – Grazie, prof.
Ieri, il contatore della mia inbox su Facebook segnava (1), un contatto che non ho tra i miei friends: salve prof, sono Eigiò. Adesso faccio il liceo scientifico tecnologico e ho preso il primo sette in grammatica. E se è vero che per stabilire quanto in alto sei arrivato devi considerare non solo la pendenza del cammino, ma soprattutto da dove sei partito, beh, questo sette per me vale come un dieci.

REAZIONI

ticchettato da lanoisette venerdì, 16 ottobre 2009, alle 21:58
Per quanto gli esperti di didattica sostengano la validità delle metodologie intrattive, che coinvolgono e rendono la classe protagonista dell'apprendimento, chiunque sia stato studente ha una predilezione più o meno nascosta per la lezione frontale, quella bella soporifera, in cui le parole della prof entrano da un orecchio ed escono dall'altro, scompigliando appena i neuroni con una lieve brezzolina che concilia il riposo antimeridiano. So bene dunque che quando estraggo lo scatolino coi gessetti colorati intimando alla platea sonnacchiosa di prendere il quaderno per copiare lo schema che mi appresto a tracciare alla lavagna a grandi tratti, solo i più diligenti e secchioncelli o gli amanti dei cromatismi pastello a contrasto sul nero abbozzano un sorrisetto. Per il resto, è un coro di "uuuh... uffaaa... ancora scrivere? ...è obbligatorio? ..ma anche io? ...mi fa male la mano ...non ho il quaderno ...naaa!". Un coro, appunto. Tra cui oggi si è levata, sommessa ma ben percepibile, una voce solista: "Bella lì, bella topolona!".
a proposito di:la classe non è acqua, pezzi di pregio
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JACKPOT

ticchettato da lanoisette lunedì, 07 settembre 2009, alle 18:54
Posto che l'assegnazione delle cattedre non è ancora ufficiale – credo che il Precisissimo teneterà fino all'ultimo il colpo di mano delle 20ore a testa – ma la commissione orario ne è in possesso in via ufficiosa per fare, appunto, l'orario, parrebbe che mi siano toccate in sorte una prima in cui fare tutto tranne geografia (che tocca al PoveroPrecarioPezzente) e una seconda col filotto completo italiano-storia-geografia-approfondimento alias cittadinanza. E questa mattina, siore e siori, a cura della CommissioneFormazioneClassiPrime, la grande estrazione con assegnazione dei gruppi classe alle sezioni. Orbene, io ho vinto:
  • tre stranieri da alfabetizzare (uno è nato in Italia ma è da alfabetizzare lo stesso, pare, perchè non sa nemeno scrivere in corsivo. In compenso, sa benissimo come picchiare i compagni);
  • un portatore di handicap con problemi di comportamento tali da essere stato bocciato già due volte alle elementari;
  • due dislessiche, di cui una gravissima e l'altra ipercinetica;
  • una ripetente il cui fascicolo personale disperso nella nebbia non mi fa presagire nulla di buono.
Ho dimenticato qualcosa? No, non credo. Però quando una collega mi ha chiesto "Vuoi che ti dica qualcosa della Seconda o preferisci prima leggere le relazioni finali?" ho risposto "Beh, magari domani...".