IO, EBENEZER SCROOGE

ticchettato da lanoisette mercoledì, 23 dicembre 2009, alle 13:14
Ieri sera, dopo cinque anni, mi sono seduta al tavolo di un'enoteca con l'Intellettualedisinistra, a venti metri dalla terrazza sul fiume del nostro primo appuntamento di nove anni fa. Un incontro arrivato per caso al momento giusto, senza tremori, rimpianti, ipocrisie e recriminazioni. Soltanto una bottiglia di vino e parole su parole a raccontarci per ore i reciproci smarrimenti e cambi di direzione, i miei cuori spezzati e le sue donne sbagliate, i miei alunni e le sue rassegne cinematografiche; a ricordare, a ridere a chiedere scusa, a commuoverci. Alla fine, l'abbraccio caldo, amorevole e cristallino di due persone che non sarebbero ciò che sono, nel bene e nel male, senza quei quattro anni insieme. E la sensazione, meravigliosa, di aver fatto definitivamente pace con un pezzo della mia vita.

Stamattina, un omone di quasi novant'anni era silenziosamente felice e orgoglioso che la persona che stava passando pettine e rasoio tra i suoi capelli, canuti ma ancora folti, non fosse una donna venuta da lontano, ma quella bambina che gli saltava in spagoletta più di trent'anni fa, gridando "Nonno, canta! Goli goli iuia!".

Io, agnostica e miscredente, ho avuto in dono più spirito del Natale in queste ultime dodici ore di quanto possa essercene in qualunque albero, presepe o incarto dorato.

LE PAROLE CHE CI AVETE DETTO

ticchettato da lanoisette martedì, 13 ottobre 2009, alle 00:08
Noi donne moderne siamo romantiche ma disincantate, sognatrici ma coi piedi (coi tacchi) ben piantati per terra: sbaviamo sulle dichiarazioni d'amore da copione ma siamo consapevoli che l'educazione sentimentale di molti maschietti (che per parecchi si limita a io Tarzan-tu Jane e patapìm e patapèm) è carente soprattutto sotto l'aspetto linguistico. E se per l'uomo medio già non è scontato mettere insieme quattro parole decenti per dirti che gli piaci, figuriamoci quando ti deve comunicare che non c'è trippa per gatti. Dunque, ogni donna ha dovuto fare i conti con capolavori di tempismo, tatto e arte retorica (tutti documentati) che vanno dal crudo, ma sensato non è scattato quello che doveva scattare, al metafisico io vorrei guardare avanti, ma il passato, ironia della sorte, non è ancora passato, allo sveviano io so cosa dovrei fare per riconquistarti, ma non so come farlo, allo scaricabarile se vuoi andiamo a bere qualcosa, ma non è che io ne abbia molta voglia, al freudiano non posso venire a letto con te perché ti stimo troppo. Così una incassa, si stende sul letto a fissare il soffitto il soffitto per un tempo variabile dalle quattro ore ai quattro mesi nei casi più gravi, mette l'ennesima toppa all'autostima – naturalmente con l'aiuto delle amiche, che per raccogliere uno a uno i pezzi son costrette a lucidare il cucchiaino del servizio buono – e poi riparte. Però a tutto c'è un limite, insomma. Dunque chiedo a voi: a quale tortura medievale dovrebbe essere sottoposto l'uomo che, dopo languidi sguardi, battutine ammiccanti e un tiraemolla di parecchi mesi (e sono fidanzato – e l'ho lasciata ma sono triste – e non sono più triste ma siamo colleghi), complice una trasferta di lavoro, coglie la palla al balzo con la mia amica Incarriera e la mattina seguente le serve sul vassoio della colazione, condito con la migliore faccia da cane bastonato che si ricordi un “beh, sì, è stato abbastanza carino... comunque, non come mi aspettavo”?

RITORNI E RIVELAZIONI

ticchettato da lanoisette domenica, 27 settembre 2009, alle 17:29
Da un paesino della Locride a mezza collina tra il mare e la montagna, con un'assegnazione provvisoria sul sostegno nella scuola in cui ci siamo conosciuti, è tornato Paco.
È passato di qui ieri, per le solite interminabili chiacchiere annaffiate di rum in veranda, con un pacchetto di dolci delle sue parti e la notizia di un progetto di convivenza con una donna di cui non mi aveva mai detto nulla, ma che è stata il mio alter ego nell'ambiguo tiraemolla sentimentale di questi cinque anni: io il modello ideale, lei la concretezza, io il momento sbagliato, lei quello giusto. È buffo sapere di essere stata per l'ennesima volta, anche se solo platonicamente, l'Altra. Ci abbiamo riso su.
È bello aver ritrovato un amico.

PS - Inutile dirvi che qualcuno è geloso...
a proposito di:me medesima, friends will be friends, spaccacuore, cuor contento
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RECENSIONE CON DEDICA

ticchettato da lanoisette venerdì, 14 agosto 2009, alle 18:01
Questo post è dedicato alle mie amiche Lot e Profdicorsa che, nonostante mi abbiano già sopportata durante i due anni di SSIS, hanno ancora la pazienza di seguire questo blog e perfino l'ardimento di leggere i libri di cui blatero qui. Dunque, ora rendo loro la pariglia.

Quanto può costare un maiale, intero? Mille lire. Ma a Roma nell'estate del '44, con gli americani alle porte, tra le macerie e gli espedienti per tirare avanti, nessuno nessuno ha tutti quei soldi. Compratevene mezzo! Ma non si può, il maiale è vivo: uno di Frascati l'ha rubato ai tedeschi in fuga e non lo si può ammazzare sennò tra urli e strilli quelli se ne accorgono e se lo riprendono. Così Nino e suo padre Giulio attraversano i sobborghi della città eterna alla ricerca di soci, cento lire io, duecento tu, e ognuno degli strani personaggi che incontrano ha alle spalle una storia da raccontare: una storia che attraversa la Storia, in bilico tra il documento, la fanfaronata, la parabola e la leggenda popolare, una storia che prende vita grazie all'azzeccatissimo miscuglio linguistico tra il romanesco popolare e l'italiano raffinato di cui è capace Ascanio Celestini, che pesca a piene mani dal cesto dei ricordi paterni omaggiando quella tradizione orale di cui tutti noi partecipiamo almeno un po', se solo da bambini abbiamo avuto le orecchie per ascoltare, un po' infastiditi, un po' insonnoliti (e quanto ora ce ne rammarichiamo), il nonno che, come ad ogni pranzo di famiglia che si rispetti, proprio non riusciva ad evitare di tirare fuori le sue Storie di uno scemo di guerra.
a proposito di:amarcord, libreria, friends will be friends
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TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE

ticchettato da lanoisette giovedì, 16 luglio 2009, alle 13:27
Stamattina mi è venuto in mente Paco. Mentre pulivo per benino la libreria a muro dell'ingresso, spostando i libri e passando con un panno umido la superficie scura degli scaffali. Non poteva che tornarmi in mente in un momento così, lui, che amava quella libreria a dismisura, che se la contemplava per dei quarti d'ora e che sosteneva che quella, insieme alla luce "da lontano" che entra dalla finestra del mio soggiorno, era già un motivo buono per sposarmi. Lui con cui non è mai funzionata, con cui non è mai iniziata, in verità, perchè nonostante i continui allontanarsi e ritrovarsi – spesso a caso, spesso nei modi più buffi e impensati – non era mai tempo per noi: o troppo restìo a lasciarsi coinvolgere lui, o a pezzi dopo una storia finita male io. Lui che mi ha detto "Non posso venire a letto con te perché ti stimo troppo" e che un anno e mezzo dopo mi ha chiesto, tra il serio e il faceto, di sposarlo. Via sms. Paco ombroso e umorale, scontroso con quasi tutti ma galante come solo alcuni uomini del sud sanno esserlo. E docente di razza, uno di quei colleghi di sostegno di cui ce ne sono pochi, emigrato al Nord per scelta di vita e tornato ad insegnare in una paesino dell'Aspromonte, dove la  'ndrangheta la incontri ai colloqui coi genitori, per stare, almeno per un po', vicino alla sua famiglia.
Mi è venuto in mente. E ho realizzato che mi manca. Non mi manca l'uomo, ma l'amico: quello delle chilometriche chiacchierate in veranda sulla vita, sull'amore, sulla scuola; quello che mi accompagnava nelle salette semivuote delle cinema d'essai e che rideva con me delle sciure radical-chic che commentavano i film dei cineforum; quello che si precipitava a casa mia con una vaschetta di gelato alla soja e una bottiglia di rum quando ero incazzata coi colleghi, coi ragazzi, col mondo; quello che mi ha regalato un paio dei libri che mi sono più cari; quello che mi chiedeva di correggergli le sue coltissime e perfette relazioni finali e che mi portava – non c'era verso di impedirglielo – la borsa di scuola.
Gli ho mandato un sms. Mi ha risposto che mi abbraccia. Me, ma soprattutto i miei libri.