IO, EBENEZER SCROOGE
ticchettato da lanoisette mercoledì, 23 dicembre 2009 , alle 13:14
Ieri sera, dopo cinque anni, mi sono seduta al tavolo di un'enoteca con l'Intellettualedisinistra, a venti metri dalla terrazza sul fiume del nostro primo appuntamento di nove anni fa. Un incontro arrivato per caso al momento giusto, senza tremori, rimpianti, ipocrisie e recriminazioni. Soltanto una bottiglia di vino e parole su parole a raccontarci per ore i reciproci smarrimenti e cambi di direzione, i miei cuori spezzati e le sue donne sbagliate, i miei alunni e le sue rassegne cinematografiche; a ricordare, a ridere a chiedere scusa, a commuoverci. Alla fine, l'abbraccio caldo, amorevole e cristallino di due persone che non sarebbero ciò che sono, nel bene e nel male, senza quei quattro anni insieme. E la sensazione, meravigliosa, di aver fatto definitivamente pace con un pezzo della mia vita.
Stamattina, un omone di quasi novant'anni era silenziosamente felice e orgoglioso che la persona che stava passando pettine e rasoio tra i suoi capelli, canuti ma ancora folti, non fosse una donna venuta da lontano, ma quella bambina che gli saltava in spagoletta più di trent'anni fa, gridando "Nonno, canta! Goli goli iuia!".
Io, agnostica e miscredente, ho avuto in dono più spirito del Natale in queste ultime dodici ore di quanto possa essercene in qualunque albero, presepe o incarto dorato.
Stamattina, un omone di quasi novant'anni era silenziosamente felice e orgoglioso che la persona che stava passando pettine e rasoio tra i suoi capelli, canuti ma ancora folti, non fosse una donna venuta da lontano, ma quella bambina che gli saltava in spagoletta più di trent'anni fa, gridando "Nonno, canta! Goli goli iuia!".
Io, agnostica e miscredente, ho avuto in dono più spirito del Natale in queste ultime dodici ore di quanto possa essercene in qualunque albero, presepe o incarto dorato.
a proposito di:me medesima, friends will be friends, spaccacuore, cuor contento, paterfamilias
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Quanto può costare un maiale, intero? Mille lire. Ma a Roma nell'estate del '44, con gli americani alle porte, tra le macerie e gli espedienti per tirare avanti, nessuno nessuno ha tutti quei soldi. Compratevene mezzo! Ma non si può, il maiale è vivo: uno di Frascati l'ha rubato ai tedeschi in fuga e non lo si può ammazzare sennò tra urli e strilli quelli se ne accorgono e se lo riprendono. Così Nino e suo padre Giulio attraversano i sobborghi della città eterna alla ricerca di soci, cento lire io, duecento tu, e ognuno degli strani personaggi che incontrano ha alle spalle una storia da raccontare: una storia che attraversa la Storia, in bilico tra il documento, la fanfaronata, la parabola e la leggenda popolare, una storia che prende vita grazie all'azzeccatissimo miscuglio linguistico tra il romanesco popolare e l'italiano raffinato di cui è capace Ascanio Celestini, che pesca a piene mani dal cesto dei ricordi paterni omaggiando quella tradizione orale di cui tutti noi partecipiamo almeno un po', se solo da bambini abbiamo avuto le orecchie per ascoltare, un po' infastiditi, un po' insonnoliti (e quanto ora ce ne rammarichiamo), il nonno che, come ad ogni pranzo di famiglia che si rispetti, proprio non riusciva ad evitare di tirare fuori le sue Storie di uno scemo di guerra.