Il Bel Tenebroso è arrivato all'inizio di ottobre: nomina annuale del Dirigente per insegnare Tecnologia in un numero considerevole di classi. Quando l'ho visto per la prima volta in sala professori – alto, moro con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale – sarei andata, a mo' di eroina omerica, ad abbracciare le ginocchia dell'esimio Dirigente per ringraziarlo di aver finalmente ottemperato alla buona norma della decenza della docenza.
Il Bel Tenebroso è stato inizialmente molto sulle sue, riservato e misterioso, seduto al tavolo in aula docenti come Clint Eastwood al bancone del Saloon, e sfoggiando dietro l'occhialone fumé supertrendy il mezzo sorrisetto da “Femmine. Sciupa-femmine” ogniqualvolta il suo sguardo incrociava quello di una collega o estraeva dalla borsa pure leather il cellulare incessantemente squillante.
Dopo qualche settimana, qualcosa si è mosso. Ha iniziato ad occhieggiare, soprattutto in certe mattine in cui la professoressa Lanoisette aveva deciso di infilare il jeans un po' più attillato e il tacco un po' più alto per servire con immutata devozione la causa dell'Istruzione Patria. Pian piano, due paroline qua e due là, un accenno a una battuta durante la fortuita coincidenza di un'ora buca, cose così... Poi, ancora, qualche domanda su come vanno i fanciullini di prima con me: “Ah, beh, allora mi consolo, non sono l'unico ad avere voti bassini...” - dice, con l'aria un po' supponente dell'ingegnere che potrebbe ambire a ben altra professione.
Infine, l'altro giorno, io intenta alla correzione delle verifiche di storia, lui al pc, la scenetta della telefonata con la morosa rimasta in terra apula. Come so che ha una morosa? Suvvia, miei ingenui lettori, mai avete assistito al dialogo telefonico di un galletto nostrano con la promessa sposa all'altro capo del filo in presenza di una terza fanciulla? Il gioco delle parti è inconfondibile.
Driiin!!!
B.T. guarda il display del cellulare e immediatamente perde la postura da cowboy.
Lei [ipotesi, ma non credo molto lontana dalla realtà]: “Ciaooo, ammmooore!!!”.
B.T., con voce atona: “Ciao.”
(Lanoisette: è la mamma o è la fidanzata)
Lei: “Avevo taaanta voooglia di sentirti... dove seeei?”
B.T.: “A scuola.”
Lei: “Oh, tesoro, mi manchi tanto... ho un saaacco di cose da raccontarti! Sai oggi... e poi la Cicci... e invece io...”
B.T., monosillabico: “Eh.”
(Lanoisette: è la fidanzata, la mamma l'avrebbe già mandata a scopare il mare)
Lei: “...e allora la Cicci... però sai, io... e comunque le ho detto...”
B.T., gutturale: “Mh.”
(Lanoisette: ma non può uscire, così tubano in pace e lei è contenta?)
Lei: “...e insomma... alla fine... ma mi stai ascoltando?”
B.T., meccanico: “Sì.”
Lei: “Ma... c'è qualcosa che non va?”
B.T., sempre più meccanico: “No.”
(a Lanoisette scappa da ridere)
Lei: “Oh, forse ti ho disturbaaaato? Sìììì? Ci sentiamo dooopo?”
B.T., un po' gracchiante: “Sì, più tardi.”
Lei: “Mi chiami tuuu? Eeeh?”
B.T., strascicato: “Sssì.”
Lei: “Va bene, allora a dooopo. Mi manchi tanto. Ti aaamo.”
B.T., essenziale: “Sì.”
Lei, a questo punto un po' risentita: “Ma cooome, non mi dici che mi aaami? Mi aaami?”
(Lanoisette ripensa con nostalgia ai tempi in cui Yvonne Sciò ci ammorbava con le interminabili telefonate al suo amato grazie alla telesezione SIP)
B.T., come se fosse alla lavagna interrogato: “Sì.”
Lei, ringalluzzita: “Mi ami davveeero?”
B.T.: “Sì. Ciao.”
Lei: “Ciao amooo...”
Click!
Sorride un po', ora, il Bel Tenebroso. Alla sottoscritta. Facendo la faccia da ah, queste mamme... Sorride, lui. Ma io me la rido proprio, ché ho già capito di che pasta è fatto.