NOVE NOVEMBRE OTTANTANOVE

ticchettato da lanoisette lunedì, 09 novembre 2009, alle 14:55
a proposito di:amarcord, feste comandate
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AMMAZZASETTE

ticchettato da lanoisette martedì, 20 ottobre 2009, alle 13:27
Due anni fa, Eigiò era un alunno della mia classe del cuore, uno di quegli alunni che i colleghi ti presentano come il classico fannullone non particolarmente dotato: biondino, carino, con un piede sul pallone e un occhio alle ragazze. Io non lo vedevo così. Eigiò faceva poco o niente, è vero: scena muta nelle interrogazioni, i compiti una volta ogni morte di papa, bocca chiusa anche quando gli chiedevo un semplice parere su un brano letto. Ma, non so come, avevo intuito che i silenzi e i fogli bianchi erano uno schermo dietro a cui celare l'insicurezza, il senso di inadeguatezza e la scarsa autostima. E allora dai, a tentar di scalfire quel muro a furia di su, provaci... non aver paura di chiedere... Eigiò, facciamoci due chiacchiere... almeno un tentativo... cos'hai detto? Ti ho sentito, era giusto... e, piano piano, i primi timidi frutti: la mano che ogni tanto si alzava, la voce un po' più alta e sicura. Ricordo come se fosse ieri il momento in cui ho capito che la barriera era crollata: prof, ho provato a fare gli esercizi di grammatica che non avevo fatto per ieri, ma non sono sicuro: posso provare a correggerli? Da lì, un salto triplo dalle insufficienze del primo quadrimestre verso una pagella non brillante, ma di cui esser fieri, una pagella che non ha delegato ai genitori come i suoi compagni – corsi in piscina o al parco ai primi caldi di giugno – ma che è venuto a ritirare lui di persona Per ringraziarla, prof, per quello che ha fatto per me – Io non ho fatto nulla, Eigiò, è farina del tuo sacco, hai fatto tutto tu. E, quell'estate, incontrare la sua mamma dopo aver saputo che non avrei potuto portarli in terza perché quella cattedra mi era sfuggita di mano per gli strani giochi della burocrazia, Professoressa, Eigiò ha pianto. Dice che senza di lei a settembre non vuole più andare a scuola – Gli dica di non fare scemenze, che ha tutte le capacità per camminare con le sue gambe, anche senza di me. Lo scorso novembre, una lucina verde sul mio contatto msn: Prof, sono Eigiò... stiamo facendo orientamento... secondo lei lo posso fare il liceo tecnologico? - Eigiò, sarò sincera: secondo me hai ancora tanta strada davanti, ma l'anno scorso hai dimostrato che se t'impegni a fondo puoi farcela. Io ho fiducia in te – Grazie, prof.
Ieri, il contatore della mia inbox su Facebook segnava (1), un contatto che non ho tra i miei friends: salve prof, sono Eigiò. Adesso faccio il liceo scientifico tecnologico e ho preso il primo sette in grammatica. E se è vero che per stabilire quanto in alto sei arrivato devi considerare non solo la pendenza del cammino, ma soprattutto da dove sei partito, beh, questo sette per me vale come un dieci.

FERRAGOSTO, NOCCIOLETTA MIA NON TI CONOSCO

ticchettato da lanoisette sabato, 15 agosto 2009, alle 14:54
Da ragazzina, sognavo sempre di passare un ferragosto alla Sapore di mare: la mega compagnia di amici, il falò in riva al mare, le chitarre che strimpellano La canzone del sole e Piccolo grande amore e giù a limonare duro avvinghiati sulla sabbia.
C'erano solo due piccoli, insignificanti problemi: primo, i miei genitori amavano passare le vacanze in luoghi stupendi ma desolati, e la bellezza selvaggia del posto era sempre inversamente proporzionale all'affollamento - ricordo quella spiaggia del Peloponneso dove il giorno di ferragosto c'erano solo due ombrelloni, il nostro e, a quattrocento metri, quello di una famigliola greca. La probabilità di fare amicizia con qualcuno era appena superiore a quella di sbancare il jackpot del Superenalotto. Secondo, e ancor più rilevante, era che, se anche m'avessero portato a Rimini o a Forte dei Marmi, a quindici anni non mi si voleva limonare nessuno, cofana com'ero. Quindi, almeno posso dire di essermi goduta in santa pace le calette più nascoste del Mediterraneo. Per consolarmi e far passare il tempo, leggevo. Tantissimo. Ricordo che infilavo nel bagagliaio dell'auto che gemeva sulle sospensioni (non scherzo, avevamo perfino una Canadian 430 gialla caricata sul tetto) uno zaino invicta pieno di libri.
Dunque, oggi che sono qui tutta sola soletta, le amiche fuori città, il Metallo al lavoro nella sua, rispetterò la tradizione: asciugamano, crema solare e libro, inforco la bici e me ne vado al parco, magari con vista sul laghetto, che non sarà proprio l'Egeo, ma tant'è. Buon ferragosto.
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RECENSIONE CON DEDICA

ticchettato da lanoisette venerdì, 14 agosto 2009, alle 18:01
Questo post è dedicato alle mie amiche Lot e Profdicorsa che, nonostante mi abbiano già sopportata durante i due anni di SSIS, hanno ancora la pazienza di seguire questo blog e perfino l'ardimento di leggere i libri di cui blatero qui. Dunque, ora rendo loro la pariglia.

Quanto può costare un maiale, intero? Mille lire. Ma a Roma nell'estate del '44, con gli americani alle porte, tra le macerie e gli espedienti per tirare avanti, nessuno nessuno ha tutti quei soldi. Compratevene mezzo! Ma non si può, il maiale è vivo: uno di Frascati l'ha rubato ai tedeschi in fuga e non lo si può ammazzare sennò tra urli e strilli quelli se ne accorgono e se lo riprendono. Così Nino e suo padre Giulio attraversano i sobborghi della città eterna alla ricerca di soci, cento lire io, duecento tu, e ognuno degli strani personaggi che incontrano ha alle spalle una storia da raccontare: una storia che attraversa la Storia, in bilico tra il documento, la fanfaronata, la parabola e la leggenda popolare, una storia che prende vita grazie all'azzeccatissimo miscuglio linguistico tra il romanesco popolare e l'italiano raffinato di cui è capace Ascanio Celestini, che pesca a piene mani dal cesto dei ricordi paterni omaggiando quella tradizione orale di cui tutti noi partecipiamo almeno un po', se solo da bambini abbiamo avuto le orecchie per ascoltare, un po' infastiditi, un po' insonnoliti (e quanto ora ce ne rammarichiamo), il nonno che, come ad ogni pranzo di famiglia che si rispetti, proprio non riusciva ad evitare di tirare fuori le sue Storie di uno scemo di guerra.
a proposito di:amarcord, libreria, friends will be friends
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TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE

ticchettato da lanoisette giovedì, 16 luglio 2009, alle 13:27
Stamattina mi è venuto in mente Paco. Mentre pulivo per benino la libreria a muro dell'ingresso, spostando i libri e passando con un panno umido la superficie scura degli scaffali. Non poteva che tornarmi in mente in un momento così, lui, che amava quella libreria a dismisura, che se la contemplava per dei quarti d'ora e che sosteneva che quella, insieme alla luce "da lontano" che entra dalla finestra del mio soggiorno, era già un motivo buono per sposarmi. Lui con cui non è mai funzionata, con cui non è mai iniziata, in verità, perchè nonostante i continui allontanarsi e ritrovarsi – spesso a caso, spesso nei modi più buffi e impensati – non era mai tempo per noi: o troppo restìo a lasciarsi coinvolgere lui, o a pezzi dopo una storia finita male io. Lui che mi ha detto "Non posso venire a letto con te perché ti stimo troppo" e che un anno e mezzo dopo mi ha chiesto, tra il serio e il faceto, di sposarlo. Via sms. Paco ombroso e umorale, scontroso con quasi tutti ma galante come solo alcuni uomini del sud sanno esserlo. E docente di razza, uno di quei colleghi di sostegno di cui ce ne sono pochi, emigrato al Nord per scelta di vita e tornato ad insegnare in una paesino dell'Aspromonte, dove la  'ndrangheta la incontri ai colloqui coi genitori, per stare, almeno per un po', vicino alla sua famiglia.
Mi è venuto in mente. E ho realizzato che mi manca. Non mi manca l'uomo, ma l'amico: quello delle chilometriche chiacchierate in veranda sulla vita, sull'amore, sulla scuola; quello che mi accompagnava nelle salette semivuote delle cinema d'essai e che rideva con me delle sciure radical-chic che commentavano i film dei cineforum; quello che si precipitava a casa mia con una vaschetta di gelato alla soja e una bottiglia di rum quando ero incazzata coi colleghi, coi ragazzi, col mondo; quello che mi ha regalato un paio dei libri che mi sono più cari; quello che mi chiedeva di correggergli le sue coltissime e perfette relazioni finali e che mi portava – non c'era verso di impedirglielo – la borsa di scuola.
Gli ho mandato un sms. Mi ha risposto che mi abbraccia. Me, ma soprattutto i miei libri.

IERI

ticchettato da lanoisette mercoledì, 10 giugno 2009, alle 15:49
Ieri, ultimo giorno di scuola. Un ultimo giorno strano, dopo un anno passato senza una classe che fosse davvero la mia. Eppure, quelli che al momento dei saluti mi hanno fatto venire il magone, che mi hanno abbracciata e baciata, che mi hanno chiesto il contatto msn e di restare l'anno prossimo a insegnargli anche italiano, al posto di Piccolina, sono loro, i disgraziati della secondabbestia. E va bene, lo ammetto: mi mancheranno.
Ieri, giorno di scrutini. E ancora una volta il buonismo (o la dabbenaggine o l'incuria o la malafede) di certi colleghi ha promosso il solito lazzarone che, da bravo furbo, si è messo a studiare solo nell'ultimo mese e mezzo. All'italiana, come da tradizione.
Ieri mio padre mi ha detto che ha deciso di vendere lei...



...lei che l'ha aiutato a conquistare mia madre, l'unica due ruote dotata di motore su cui io sia mai salita, con cui andavamo in montagna piegando in curva sui tornanti e poi a pescare le trote nel laghetto a fondovalle. Un pezzo della mia infanzia che se ne va.
Ieri i miei hanno festeggiato trentacinque anni di matrimonio. Io non posso sapere quanti punti lisi, quanti rammendi e rattoppi ci siano su un abito che si indossa da così tanto tempo, quante volte sia diventato troppo stretto o troppo largo, quante sia sembrato demodé. Penso solo che sia un'enorme fortuna aver trovato un abito del genere.

17

ticchettato da lanoisette domenica, 17 maggio 2009, alle 10:30
Il mondo del pallone mi ha schifato da tempo, ma essendo cresciuta a pane e Inter (primo ingresso a San Siro alla tenera età di cinque anni), oggi proprio non potevo esimermi. Dev'essere l'imprinting.
E visto che da qualche parte ultimamente si parlava di vinile, io ci metto questa, che cantavo a squarciagola quando infilavo il 45 giri nel mangiadischi (azzurro Inter, naturalmente).



P.S.: Questa, sì, ma solo perché sul TuTubo non ho trovato quella ancora più vecchia che faceva urla perfino la Madunina quando il gol tuo s'avvicina...
a proposito di:amarcord, nugae, sportivamente, a squarciagola
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MEMORIA

ticchettato da lanoisette martedì, 27 gennaio 2009, alle 00:01
Di questo.

CIMG1188
Ma, chez moi, anche di questa.

1977
a proposito di:seriamente, amarcord, pensatoio, me medesima, feste comandate, civitas
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APPELLO

ticchettato da lanoisette lunedì, 12 gennaio 2009, alle 11:12
Appuntamento ore 20,30, nel parcheggio dell'ex cinema. Io, Val e Checca siamo in perfetto orario, le prime. Poi, alla spicciolata, arrivano gli altri. Eccoci qua. Complice il Féisbuc, ci siamo ritrovati, più di vent'anni dopo: i superstiti della scuola elementare, anche se con qualche defezione e alcuni irreperibili. Baci, abbracci, risate. Con qualche ruga in più e qualche capello in meno, ma a me sembrano sempre loro, i miei compagni coi grembiulini bianchi e i quadernoni dalle copertine di plastica: rossa quella di italiano, blu quella di aritmetica.
Ma tu sai dove è finito..?”, “Sì, l'ho incontrato...”, “No, è da tanto che...”, “Mi hanno detto....”, “Ma lo sapete che...” e io che con la foto di classe in mano, da brava prof, faccio l'appello – anche di quelli che non siamo riusciti a rintracciare, anche di quelli che hanno dato buca: un macellaio, un tecnico elettronico, una psicologa, un avvocato, un panettiere, una giornalista, un tutore dell'ordine, un'esperta di marketing, un architetto, un fruttivendolo, un bancario... in più, diversi pargoli già sfornati e un paio in arrivo a breve.
E tra una chiacchiera e l'altra, vengono fuori le storie di ognuno di noi, le storie di cui abbiamo perso il filo vent'anni fa, quelle dolorose

di Vale, portata via da uno schianto – e sono ormai dieci anni;

di Simo, madre troppo giovane e mai diventata abbastanza adulta per esserlo davvero;

di Berto e della sua adolescenza in istituto;

e quelle belle e piene di speranza

di Checca, che non si è presentata all'esame di avvocato e ha mollato tutto fidandosi del suo istinto;

di Betta, che ha sconfitto la leucemia e ora – ci annuncia – aspetta un bimbo;

di Dig, che ha inseguito e raggiunto il sogno americano;

di Giu, che ha sposato la ragazza che amava da sempre ed è felice così.

E a raccontarcele tutte ci sentiamo un po' più vecchi e allora io la butto lì: “Dai, ragazzi, non fate così, lo saremo veramente quando aprendo il registro di classe troverò un cognome noto nell'elenco, alzerò gli occhi e vedrò una faccia che mi ricorda qualcuno...”. Abbiamo riso tutti, ma tanto lo so bene, che prima o poi capiterà davvero.

a proposito di:amarcord, me medesima, spaccacuore
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