C'è grossa crisi, lo sappiamo tutti. Anche nella scuola: le insufficienze fioccano, lo dice la Mariastella, lo scrivono i giornali. Però, lei, la ministra, ha già la soluzione: ci finanzia i corsi di recupero. Ah, che meraviglia, che efficienza!
La circolare interna annuncia l'arrivo dei fondi generosamente stanziati per i suddetti corsi, di italiano e matematica – si vede che in inglese, spagnolo, storia e scienze e tecnologia sono tutti bravissimi. Calcolatrice alla mano, dividiamo la sommetta, che non pare malvagissima, per il compenso orario, poco più di quarantacinque eurini lordi, che sembrano tanti, ma – santiddio – ne ho appena dati quattrocentoventi al fabbro che mi ha sostituto la serratura, perché l'altra sera son rimasta bloccata in casa e l'ho dovuto chiamare d'urgenza... la prossima volta faccio venire i pompieri che mi sfondano la porta e per la stessa cifra ne compro una nuova (e poi di solito i pompieri sono bonazzi). Ma non divaghiamo. Dicevo: dividiamo la sommetta per il compenso orario, poi per il numero delle classi, poi per due (ore equamente divise tra italiano e matematica, ci mancherebbe!). Totale... uno! Sì, avete capito bene, uno, un'ora di recupero per classe. No, scusate, diamo a Cesare quel che è di Cesare: due, due ore a classe: una di italiano, una di matematica, appunto.
C'è grossa crisi, ci mancava solo quella di risa. O di pianto, a scelta.