...il disincanto altro non è che la forma agguerrita dell'incanto
Je suis comme je suis
Nome: lanoisette ("nocciolina" era già occupato, ho optato per il francese: très chic!) anni: poco più di trenta.
professione: prof di lettere.
varie non eventuali: ho un cuore irragionevole (e non è colpa della mitrale), leggo, vado al cinema, giro in bicicletta, ho un ampio gineceo di amiche.
altro?
per ora basta e avanza, mi pare. ah, no, giusto: email a lanoisette@ymail.com
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ticchettato da lanoisette mercoledì, 18 novembre 2009, alle 16:50
Omonimia 1 – Mi scrive un amico, copiaincollandomi la recensione di un libro famoso il cui protagonista (anch'egli piuttosto celebre, sì) ha il mio stesso cognome, e chiedendomi spiegazioni. Gli dico semplicemente che è tipico di una certa zona d'Italia, quella di cui sono originari i miei nonni paterni e la celebrità letteraria, niente di più. Mi risponde Cominciavo a pensare che fossi stata la musa ispiratrice di qualche scrittore. Magari. Ringrazio pubblicamente l'amico per avermi fatto guadagnare qualche decina di punti-autostima. Troppo buono, però. Omonimia 2 – Mi hanno fregato il nickname e stanno diventando delle stelle del pop. Rivendico i diritti e ci tengo a sottolineare che sono capellona, sì, ma che nessuno mi vedrà mai con un toupé come quello della vocalist (e neppure con un vestito bianco a frange, direi).
[La versione del video col vestito bianco a frange, qui, ndr]
ticchettato da lanoisette domenica, 15 novembre 2009, alle 16:29
Le cuffie in testa e la musica che ti segue dovunque: sugli autobus, in bicicletta, in auto con mamma e papà. Ma per noi, quelli nati negli anni Settanta, niente iPod e formati mp3: ognuno si costruiva in casa, con un lavoro lungo e meticoloso, la propria compilation, registrando dalla radio e duplicando nastri magnetici (su una mensola della mia libreria c'è ancora lo stereo con la doppia cassetta) o i primi cd. Quello che ne usciva erano quarantacinque, sessanta o novanta minuti di musica e di emozioni, pieni di fruscii, di interruzioni improvvise e dei click del tasto stop – se non si era abbastanza scaltri da premere pause, prima di femare la registrazione. Le migliori giravano tra i banchi, dentro e fuori gli zaini, venivano copiate decine di volte, tutte o solo in parte, solo i brani che ci piacevano di più. E i fruscii, i click e le interruzioni aumentavano di registrzione in registrazione. Ma che rabbia quando lì dentro finiva una canzone che ci toccava il cuore ma senza titolo o autore, dispersi in uno dei passaggi tra la copia originale e la nostra, così una riga del cartoncino infilato nell'involucro di plastica trasparente restava desolatamente bianca. Beh, l'altra sera, complice un po' di zapping su MTV e l'immancabile YouTube, l'ho ritrovato, uno di quei brani perduti della mia adolescenza: ve lo regalo - anche se non è la versione acoustic live piena di ronzii che ho cantato mille volte.
ticchettato da lanoisette mercoledì, 03 giugno 2009, alle 16:45
Data l'opposizione dell'Esimio, manifestata chiaramente nell'ultimo Collegio, a segnalare in alcun modo sulla scheda i sei farlocchi, equiparandoli di fatto a delle sufficienze meritate, la professoressa Lanoisette ha passato le ultime settimane a inseguire nei corridoi e in palestra i suoi alunni per ritirare e correggere decine di esercitazioni di recupero, anche consegnate in ritardo o su foglietti volanti, a interrogare più volte su argomenti a piacere, dribblando sapientemente la finale del torneo di pallavolo, le prove della recita e il saggio di musica, insomma, a farsi un mazzo tanto per dare almeno una parvenza di dignità a quel benedetto sei tondo tondo che, volente o nolente, avrebbe dovuto far comparire sulle schede.
Oggi, contrordine.
Su un foglio volante sul banco dei bidelli, neppur insignito della dignità di circolare ufficiale con tanto di numero di protocollo, senza alcuna delibera del Collegio Docenti, ci viene comunicato (da non si sa chi) che in sede di scrutinio le insufficienze verranno indicate con un sei* munificamente dotato di asterisco e la dicitura permangono lacune o permangono gravi lacune. Ah. E me lo dicono ora, che bene o male sono riuscita a portare a sei quasi tutte le mie valutazioni, dopo che ho corretto, rispedito indietro e ricorretto ricerche in cui si sosteneva che il Giappone impone sistemi di pianificazione e controllo delle nascite, e fatto orecchie da mercante ad interrogazioni in cui il povero Gregorio VII aveva nome Il Bernardo di Soana? Sì, ce lo dicono ora, addì 3 giugno 2009, a meno 8 ore dai primi scrutini.
E la mia fantasia vola, e immagina tutte quelle schede fiorite da un pullular di asterischi come un cielo stellato o un prato in primavera. Ed è vero che, come si dice dalle mie parti, “piutost che nient, l'è mej piutost”, ma, non so perché, mi sento molto il personaggio di una canzone di Bersani: siamo giocolieri non sprechiamo il tempo a cercare/il senso gravitazionale che non c'è...
ticchettato da lanoisette domenica, 17 maggio 2009, alle 10:30
Il mondo del pallone mi ha schifato da tempo, ma essendo cresciuta a pane e Inter (primo ingresso a San Siro alla tenera età di cinque anni), oggi proprio non potevo esimermi. Dev'essere l'imprinting.
E visto che da qualche parte ultimamente si parlava di vinile, io ci metto questa, che cantavo a squarciagola quando infilavo il 45 giri nel mangiadischi (azzurro Inter, naturalmente).
P.S.: Questa, sì, ma solo perché sul TuTubo non ho trovato quella ancora più vecchia che faceva urla perfino la Madunina quando il gol tuo s'avvicina...
ticchettato da lanoisette sabato, 16 maggio 2009, alle 16:44
Ho dormito quattro ore a notte
Ho distribuito fazzoletti di carta a destra e a manca
Ne ho trovati diciotto in una camera doppia
Ho tradotto in simultanea dal francese nozioni basilari di falconeria
Ho finto di non accorgermi degli ammiccamenti dell'autista piacione
Ho ammirato un portale gotico con un diavolo che si appendeva alla bilancia delle anime per spostare il bilanciere e un altro che si fregava le mani
Sono riuscita a sonnecchiare sui sedili nonostante la tunztunz a palla a ritmo continuo
In pigiama, scalza e seduta sulla moquette, ho sgranocchiato caramelle all'una di notte insieme a loro
Ho lasciato che un condor delle Ande mi camminasse sulle gambe
Ho architettato una disposizione strategica delle stanze che la linea Maginot al confronto è una bazzecola
Ho accolto in camera sei profughe in mutande e accappatoio rimaste chiuse fuori
Mi sono incantata davanti ad una vetrata in cui il bue strappa il pannicello di dosso al bambin Gesù e san Giuseppe lo prende a bastonate
Li ho visti mangiare uova e bacon a colazione
Ho recuperato alla reception un numero non calcolabile di pass magnetici
Ho infilato nella valigia una quantità massiccia di budini di soia e pane azzimo
Ho asciugato le lacrime versate per Altoriccioebiondo
Ho visto soffiare il vetro e costruire orologi a cucù (e ci mancava solo la dimostrazione della batteria di pentole)
Ho diviso i litiganti
Ho resistito alla tentazione di gettarli nelle cascate di S.
Ho infilato un cappello da cowboy e uno da ballerino hip hop (e spero non ci siano in giro le foto)
Ho spacciato pasticche antivomito
Ho recuperato zaini e felpe dai luoghi più improbabili
Li ho contati e ricontati cento volte, per assicurarmi di non averne perso neanche uno
Tutto questo, per tre giorni. Tre. Tre su tre.
Ma, soprattutto, ho cantato questa. E chi non canta in coro è un matusa. Bella prof!
ticchettato da lanoisette venerdì, 24 aprile 2009, alle 17:42
Li ho contati proprio da questo giorno, dall'ora in cui lo Straniero è entrato dalla mia porta.
Se volessi, potrei riviverli tutti, uno per uno, quelli bellissimi e quelli terribili. Ma non lo farò: non voglio, né avrebbe più senso. Non li butterò nemmeno, ché non si butta niente, soprattutto di ciò che, nel bene e nel male, ha contribuito a farmi diventare ciò che sono. Li metterò via, in un angolo del cuore, magari vicino alla mia mitrale un po' capricciosa.
Ci ho misurato un anno della mia vita, un anno intero, su quei cinquecentoventicinquemilaseicento minuti.
Ma ora basta, non saranno più loro a scandire il mio tempo.
Si cambia sistema di misurazione.
ticchettato da lanoisette sabato, 18 aprile 2009, alle 17:11
Siamo praticamente coetanee e lei (la canzone, non Patti) compie gli anni proprio in questi giorni, ma, nonostante i sessant'anni abbondanti in due, riusciamo ancora a rendere rock perfino una passata di straccio al pavimento.
ticchettato da lanoisette venerdì, 27 marzo 2009, alle 16:01
Lei diceva che basta un'ora...
...invece no: ad un uomo bastano solo otto virgola due secondi. Non lo dico io, lo dice la sssiensa.
E mi sono venuti i sudori freddi a pensare a tutti i miei alunni di sesso maschile che mi fissano al di là della cattedra... poi mi sono ricordata che, fortunatamente, nessuno di loro ha tempi di concentrazione così elevati.