BARLUMI

ticchettato da lanoisette mercoledì, 11 novembre 2009, alle 16:46
Sono entrata in classe col pacco di fogli corretti, ho fatto tirar fuori i diari e dettato che solo sei persone su ventiquattro avevano svolto l'esercitazione in modo completo e secondo le consegne. Domani voglio le firme - che a casa sappiano, prima di scendere in strada con badili e forconi. Poi ho parlato con loro. Della fatica necessaria a raggiungere gli obiettivi, della soddisfazione che viene dalla consapevolezza di averci provato fino in fondo e di aver fatto bene il proprio lavoro anche quando questo non piace. Ho detto che mi ha ferito sentire che secondo alcuni genitori i quattro in grammatica derivano dal fatto che io non ho legato con loro, perché ero convinta di aver creato una relazione di fiducia e un clima sereno e che vorrei che me lo dicessero, se con me hanno problemi o difficoltà. Ho guardato quelle ventiquattro facce, stupite, assorte, svagate, preoccupate, assonnate, perplesse. E ho capito che se voglio uscire da questo marasma ho un solo alleato: loro, i miei alunni. Ho aperto il libro e ho incominciato la lezione.
a proposito di:prof inside, ascuolaeinguerratuttoèlecito
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Commenti
#1    11 Novembre 2009 - 16:59
 
Sì, perché gli adulti sono adulti e un adulto cafone non cambia. Un ragazzino, forse, con molto impegno, sì.
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#2    11 Novembre 2009 - 17:27
 
Penso sia così come affermi nella conclusione del post; io lo sto imparando e sono trascorsi 18 anni di insegnamento. Per "alleanza" intendo la capacità di essere leali nei confronti degli studenti. Bidirezionale, s'intende.
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#3    11 Novembre 2009 - 17:36
 
La coerenza, l'impegno con cui molti insegnanti lavorano non sono molto contagiosi, ma contagiano. Magari a distanza di anni, ma contagiano. Certo vorremmo una pandemia subito ....  
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#4    11 Novembre 2009 - 19:44
 
Tieni duro. Ce la farai.
E davvero, nonostante tutto, i rgazzini sono gli alleati migliori che abbiamo in classe :-)
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#5    11 Novembre 2009 - 23:34
 
tieni duro. se se ne salva anche uno (dai genitori che ha, intendo) hai già fatto un piccolo miracolo.
insegnare è come fare il contadino: semini, annaffi, preghi il cielo che ti mandi il buon tempo, ma non sai mai come ti andrà e quale delle piantine verrà meglio. magari quella sulla quale non avresti scommesso una lira....
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#6    11 Novembre 2009 - 23:42
 
Tieni duro, sì. Ma anche in bocca al lupo, perché ogni tanto ci vuole.
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#7    12 Novembre 2009 - 17:40
 
@benzina. è il motivo per cui faccio questo mestiere, alla fine.

@mel: hai centrato pienamente il concetto. se i ragazzi, nonostante la fatica, hanno fiducia in noi, il grosso è fatto.

@grigio: la voglio anch'io la pandemia e qualche giorno a letto. sono distrutta. :)

@prof: almeno ci provo. che non si dica che io non ci ho provato fino in fondo.

@lucia: io sono negata per il giardinaggio, però... :P

@lgo: crepi. mi ci vuole, sì. :)
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#8    12 Novembre 2009 - 22:21
 
E il concetto che, noi che amiamo questo mestiere, ribadiamo sempre, '...e poi chiudi la porta della  classe e tutto il resto rimane fuori, sempre più lontano e ininfluente rispetto a quello che nasce tra te e i tuoi studenti', l'ho scritto e l'ho letto diverse volte in tanti nostri post, l'abbiamo espresso in modi differenti, con parole diverse ma con lo stesso bagliore negli occhi (giuro, l'ho davvero visto tante volte!) e la stessa passione!...perciò so che terrai duro e avrai le tue soddisfazioni!
utente anonimo

#9    12 Novembre 2009 - 22:23
 
L'anonima sono io, pandora; non so perchè, ma ogni tanto mi succede!
utente anonimo

#10    13 Novembre 2009 - 11:35
 
Senti, io ti dico solo che vorrei che un giorno i miei figli abbiano almeno un'insegnante come te.
(Proprio TE lo escludo, dato che non ho alcuna intenzione di trasferirmi in Padania nei prossimi 7-8 lustri).
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#11    13 Novembre 2009 - 14:35
 
Noise, lo sai che non sarà l'ultima batosta inaspettata che ti colpisce da dietro, tra le costole. Vero?
Teniamoci forte. Tu credi nel tuo lavoro, io nel mio. E nel mio si prevede un periodo così nero da far sembrare quello odierno una giornato di sole.

G.

@ultimo: come si chiama il tuo taxi?
utente anonimo

#12    13 Novembre 2009 - 20:22
 
@pandora: io terrò duro i più possibile. di certo, l'ambiente in cui sono capitata non mi dà certo una mano.

@tomada: tu non puoi capire quanto mi faccia piacere quello ch edici. davvero, grazie. e non è mica detto, sai? a me la Capitale è sempre piaciuta... :)

@gladio: credo di no. però è stata proprio una coltellata, sai?
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#13    13 Novembre 2009 - 22:11
 
Ah, che genitori intelligenti e preparati! Non imparano la grammatica perché tu e i ragazzi non avete legato. A quando la giustificazione degli strafalcioni in geografia in chiave freudiana? Mah!

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#14    13 Novembre 2009 - 22:12
 
Il soggetto di "non imparano" è "i ragazzi". Chiedo scusa, non son mica acculturato come i genitori socio-psico-sticazzi-dinamici!

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#15    14 Novembre 2009 - 13:28
 
Secondo me la colpa è da ricercarsi nelle teorie psicopedagaogiche degli ultimi cinquant'anni.
Credo che sia passato un messaggio sbagliato, che l'uguaglianza tanto decantata da tutti sia diventata l'alibi per non impegnarsi più.
Mi spiego: oggi un ragazzo che non studia non è da punire, è da capire, da giustificare. Probabilmente ha una storia familiare complessa alle spalle; probabilmente il suo sviluppo emotivo ha qualcosa che non và e via con menate del genere. Mentre invece, secondo me, in otto casi su dieci, uno scarso profitto scolastico è dovuto allo stesso motivo di cento anni fa: studiare è noioso. Solo che fino a qualche generazione fa il giovane che non studiava era un giovane che sbagliava, oggi è la vittima di un sistema che non va, della socità, degli esempi negativi e bla bla bla.
Via con i tre e con le bocciature. Vedrai che, dopo i soldi spesi in corsi di recupero, il tempo perso per noiose riunioni scolastice ecc.. i genitori capiranno che devono vergare a dovere i figli se vogliono tenerli con le zampe sotto il tavolo fino a quando non imparano dove cavolo si trova  pechino o chi minchia eraa Garibaldi.

Gladio.
utente anonimo

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