TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE
ticchettato da lanoisette giovedì, 16 luglio 2009 , alle 13:27
Stamattina mi è venuto in mente Paco. Mentre pulivo per benino la libreria a muro dell'ingresso, spostando i libri e passando con un panno umido la superficie scura degli scaffali. Non poteva che tornarmi in mente in un momento così, lui, che amava quella libreria a dismisura, che se la contemplava per dei quarti d'ora e che sosteneva che quella, insieme alla luce "da lontano" che entra dalla finestra del mio soggiorno, era già un motivo buono per sposarmi. Lui con cui non è mai funzionata, con cui non è mai iniziata, in verità, perchè nonostante i continui allontanarsi e ritrovarsi – spesso a caso, spesso nei modi più buffi e impensati – non era mai tempo per noi: o troppo restìo a lasciarsi coinvolgere lui, o a pezzi dopo una storia finita male io. Lui che mi ha detto "Non posso venire a letto con te perché ti stimo troppo" e che un anno e mezzo dopo mi ha chiesto, tra il serio e il faceto, di sposarlo. Via sms. Paco ombroso e umorale, scontroso con quasi tutti ma galante come solo alcuni uomini del sud sanno esserlo. E docente di razza, uno di quei colleghi di sostegno di cui ce ne sono pochi, emigrato al Nord per scelta di vita e tornato ad insegnare in una paesino dell'Aspromonte, dove la 'ndrangheta la incontri ai colloqui coi genitori, per stare, almeno per un po', vicino alla sua famiglia.
Mi è venuto in mente. E ho realizzato che mi manca. Non mi manca l'uomo, ma l'amico: quello delle chilometriche chiacchierate in veranda sulla vita, sull'amore, sulla scuola; quello che mi accompagnava nelle salette semivuote delle cinema d'essai e che rideva con me delle sciure radical-chic che commentavano i film dei cineforum; quello che si precipitava a casa mia con una vaschetta di gelato alla soja e una bottiglia di rum quando ero incazzata coi colleghi, coi ragazzi, col mondo; quello che mi ha regalato un paio dei libri che mi sono più cari; quello che mi chiedeva di correggergli le sue coltissime e perfette relazioni finali e che mi portava – non c'era verso di impedirglielo – la borsa di scuola.
Gli ho mandato un sms. Mi ha risposto che mi abbraccia. Me, ma soprattutto i miei libri.
Mi è venuto in mente. E ho realizzato che mi manca. Non mi manca l'uomo, ma l'amico: quello delle chilometriche chiacchierate in veranda sulla vita, sull'amore, sulla scuola; quello che mi accompagnava nelle salette semivuote delle cinema d'essai e che rideva con me delle sciure radical-chic che commentavano i film dei cineforum; quello che si precipitava a casa mia con una vaschetta di gelato alla soja e una bottiglia di rum quando ero incazzata coi colleghi, coi ragazzi, col mondo; quello che mi ha regalato un paio dei libri che mi sono più cari; quello che mi chiedeva di correggergli le sue coltissime e perfette relazioni finali e che mi portava – non c'era verso di impedirglielo – la borsa di scuola.
Gli ho mandato un sms. Mi ha risposto che mi abbraccia. Me, ma soprattutto i miei libri.
a proposito di:amarcord, me medesima, friends will be friends, spaccacuore, pezzi di pregio
| link | i vostri commenti (10) | il popup dei vostri commenti (10)
| link | i vostri commenti (10) | il popup dei vostri commenti (10)
Commenti
























