GLASSA E ASFALTO
ticchettato da lanoisette domenica, 28 giugno 2009 , alle 23:15
Non so se questo sia un vero e proprio racconto, non c'è nemmeno una storia; forse, è più una specie di impression en plein air, alla maniera di Monet e Renoir. Solo, leggevo, ed una frase del libro mi ha stampato in testa un'immagine, ed era un po' che non scrivevo più qualcosa che non fosse il mio diario quotidiano del blog e... insomma, eccolo qua.
GLASSA e ASFALTO
Una torta nuziale in mezzo alla strada. È là, sul nastro grigio fiancheggiato da villette linde e tutte uguali, quasi simmetrica sulla linea spartitraffico. Punteggiata da petali di zucchero candito, candida di glassa e riccioli di panna, si staglia sul bitume color piombo come un bianco monolite che profuma di buono.
Cosa ci fa lì in mezzo? Gli invitati aspettano, presto! Il rinfresco in giardino sta per terminare e da tempo le novelle consuocere si scambiano sguardi preoccupati, ché l'anziana prozia col tic del malocchio e dei tarocchi l'interpreterebbe sicuramente a segno di malaugurio e disgrazia.
Forse non serve più: l'ha lasciata il pasticciere, fuggito insieme alla sposa prima della cerimonia su un furgoncino in cui non c'era abbastanza posto per gli strati di trina e merletto e per quelli di crema e farina. Ma no, dicono che sia il promesso quello che è scappato con quel sobillatore della gola e di tutti gli altri vizi, così bello nella sua casacca bianca, così dolce da non aver bisogno di zucchero a velo.
O forse è lì per un matrimonio di strada e tra poco arriverà, tra flauti e tamburelli, il corteo danzante degli zingari, con in testa la moglie bambina e il suo sposo infilato in una giacca troppo grande per lui. E si prenderanno la torta, alzandola sopra le teste, portandola a spalla come un trofeo o una statua di santo, e spariranno giù, in fondo alla via, a godersela tutta in uno dei luoghi nascosti di cui solo loro sanno.
Una torta grande, tanto grande che le automobili devono deviare, sterzare bruscamente per non infilare il paraurti tra gli strati di pandispagna e meringa. Ma dal finestrino posteriore di un'auto in corsa un bambino sporge un braccino sottile e riesce ad infilare un dito in quella montagna di delizie. E tutto a un tratto la strada si riempie di bimbi che corrono, che ci tuffano i palmi e la faccia, che inventano caroselli in bicicletta e girotondi saltellanti finchè le mamme non li estenuano di grida dai balconi e li richiamano a casa, ché non si mangiano cose trovate per terra e niente dolci prima di cena, ché è tardi e sta venendo buio. Allora dai fili del telefono, dalle grondaie, dai tetti, arrivano, soli o a stormo, i corvi, le cornacchie, i passeri, i fringuelli, i tordi, i pettirossi, ad affondare le zampette nella crema, a saggiare gli strati uno ad uno. Ormai, contro al cielo che arrossa all'orizzonte c'è solo una massa scura come la strada, che impicciolisce poco a poco sotto il vorace becchettare, tremolante del frullo di centinaia d'ali. Ma un rombo improvviso le disperde tutte in volo e l'impronta di una ruota stampa al suolo i resti del volatile banchetto. E sull'asfalto restano solo un ammasso lattiginoso, inciso dalle losanghe del battistrada, e un po' di glassa e di panna a sciogliersi agli ultimi raggi del sole.
GLASSA e ASFALTO
Ricordo un'altra storia [...].
Gli ingredienti di questa storia erano: una torta nuziale in mezzo alla strada [...]
D. Leavitt
Gli ingredienti di questa storia erano: una torta nuziale in mezzo alla strada [...]
D. Leavitt
Una torta nuziale in mezzo alla strada. È là, sul nastro grigio fiancheggiato da villette linde e tutte uguali, quasi simmetrica sulla linea spartitraffico. Punteggiata da petali di zucchero candito, candida di glassa e riccioli di panna, si staglia sul bitume color piombo come un bianco monolite che profuma di buono.
Cosa ci fa lì in mezzo? Gli invitati aspettano, presto! Il rinfresco in giardino sta per terminare e da tempo le novelle consuocere si scambiano sguardi preoccupati, ché l'anziana prozia col tic del malocchio e dei tarocchi l'interpreterebbe sicuramente a segno di malaugurio e disgrazia.
Forse non serve più: l'ha lasciata il pasticciere, fuggito insieme alla sposa prima della cerimonia su un furgoncino in cui non c'era abbastanza posto per gli strati di trina e merletto e per quelli di crema e farina. Ma no, dicono che sia il promesso quello che è scappato con quel sobillatore della gola e di tutti gli altri vizi, così bello nella sua casacca bianca, così dolce da non aver bisogno di zucchero a velo.
O forse è lì per un matrimonio di strada e tra poco arriverà, tra flauti e tamburelli, il corteo danzante degli zingari, con in testa la moglie bambina e il suo sposo infilato in una giacca troppo grande per lui. E si prenderanno la torta, alzandola sopra le teste, portandola a spalla come un trofeo o una statua di santo, e spariranno giù, in fondo alla via, a godersela tutta in uno dei luoghi nascosti di cui solo loro sanno.
Una torta grande, tanto grande che le automobili devono deviare, sterzare bruscamente per non infilare il paraurti tra gli strati di pandispagna e meringa. Ma dal finestrino posteriore di un'auto in corsa un bambino sporge un braccino sottile e riesce ad infilare un dito in quella montagna di delizie. E tutto a un tratto la strada si riempie di bimbi che corrono, che ci tuffano i palmi e la faccia, che inventano caroselli in bicicletta e girotondi saltellanti finchè le mamme non li estenuano di grida dai balconi e li richiamano a casa, ché non si mangiano cose trovate per terra e niente dolci prima di cena, ché è tardi e sta venendo buio. Allora dai fili del telefono, dalle grondaie, dai tetti, arrivano, soli o a stormo, i corvi, le cornacchie, i passeri, i fringuelli, i tordi, i pettirossi, ad affondare le zampette nella crema, a saggiare gli strati uno ad uno. Ormai, contro al cielo che arrossa all'orizzonte c'è solo una massa scura come la strada, che impicciolisce poco a poco sotto il vorace becchettare, tremolante del frullo di centinaia d'ali. Ma un rombo improvviso le disperde tutte in volo e l'impronta di una ruota stampa al suolo i resti del volatile banchetto. E sull'asfalto restano solo un ammasso lattiginoso, inciso dalle losanghe del battistrada, e un po' di glassa e di panna a sciogliersi agli ultimi raggi del sole.
a proposito di:scribacchiando
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