LA FOLLIA DELLA DONNA ovvero Fenomenologia della calzatura applicata ai sentimenti
ticchettato da lanoisette venerdì, 26 giugno 2009 , alle 22:51
Le scarpe, gli uomini. Croce e delizia dell'esistenza di qualunque donna. Che poi, diciamocela tutta, gli uomini alle scarpe ci somigliano davvero. Ecco perché.
C'è la scarpa trendissima, quella all'ultimo grido, ma che alla lunga distanza si rivela un investimento sbagliato, importabile già alla stagione successiva; c'è l'intramontabile mocassino, semplice e rassicurante, ma noiosetto; lo stivale nero, cavallo di battaglia di ogni inverno, femminile e di classe ma da riporre immediatamente ai primi caldi; o il sandalo-gioiello, splendido e sbarluscento ma così spesso relegato in fondo all'armadio per mancanza di occasioni; e il suo esatto apposto, la sneaker sportiva, ma suvvia, non si può avere sempre sedici anni.
E poi c'è il must, la scarpa che accompagna ogni donna dall'albore della sua femminilità all'inevitabile declino, la compagna di una vita: la décolleté nera col tacco. Quella che si abbina alla perfezione col tubino, che spacca col taiòr, che dà quel tocco sexy e di classe anche al jeans delavé, che porteresti anche con la mimetica, col burka, col pareo. E tralasciamo pure annose questioni sull'altezza del tacco o sulla punta più o meno puntuta: ognuna di noi sa bene cosa può o non può permettersi, se la punta tonda ci fa il piede a banana e quella stretta ci provoca un'artrite fulminante, se sui twelve rischiamo l'osso del collo o se col tacchetto rasoterra sciabattiamo come Nonna Papera.
Insomma, lei, la scarpa della vita, quella che prima ne hai provate decine di altre o hai azzeccato l'acquisto al primo colpo, magari pure in saldo. Ma, attenzione, non tutte le décolletés nere – non tutti gli uomini – sono quello che sembrano quando le ammiri in vetrina: troppo larghe, troppo strette, troppo delicate, con la suola scivolosa, instabili o troppo rigide.
Però, a volte capita che trovi quella assolutamente perfetta per te. La riconosci all'istante: la tonalità di nero è quella giusta, non troppo lucida, non troppo opaca. La provi: il piede ti ci sta che manco Cenerentola, la pelle è morbida ma non troppo, il tacco sostiene il tallone esattamente nel suo baricentro e slancia la gamba che è una meraviglia... insomma, ci potresti camminare per mari e per monti senza farti venire una vescica (ché di vesciche non si muore, ma rendono tutto più faticoso, no? [cit.]). E sei pronta, lì, col portafoglio in mano, a portarti a casa quel gioiello della calzatureria ma... ogni tanto c'è un ma. Perchè la scarpa perfetta costa un botto, molto di più di quanto puoi umanamente permetterti anche dando fondo al conto in banca; oppure – peggio – la commessa sorridente ti dice: "Mi spiace, signorina, ma questo è l'ultimo numero ed è già venduto. Passano a ritirarlo domani". E ti mangi le mani e un po' odi la tizia che le indosserà al tuo posto. E la invidi, e ti consoli solo augurandole che le si rompa il tacco e pensando che a lei non staranno mai perfettamente bene come a te, ecco.
Altre volte, invece, la décolleté è bella, bellissima, ma non calza come un guanto: una vescichina qui, un doloretto lì, una spelatura là. Niente di grave o irreparabile, ma perfette-perfette non sono. Però sono proprio adorabili e ti piange il cuore a pensare di lasciarle nella scatola e non usarle mai più. E allora ti ci metti d'impegno: le porti un po' in casa, poi una volta in cui non devi camminare troppo, poi un'altra in cui sei fuori per una mezza giornata... e piano piano, senza nemmeno che tu te ne accorga, la scarpetta prende la tua forma, e il tuo piede la sua e ormai ci potresti correre i quattrocento ostacoli senza batter ciglio. E anche se a furia di provarla e riprovarla qualche traccia c'è – uno schizzo di fango, il tacco un po' consumato, qualche segno sulla tomaia – basta una bella lucidata per farla tornare lo splendore che avevi addocchiato sullo scaffale.
E, amiche scarpe, ometti cari, lasciatevelo dire: essere la scarpa perfetta di una donna è una botta di fortuna inaudita, un miracolo della vita che approfitta di un secondo di distrazione del destino cinico e baro, roba da baciarsi i gomiti più che per una vincita al Superenalotto. Ma diventare la scarpa perfetta è un miracolo di attenzione, costanza, pazienza e dedizione. D'amore, insomma.
C'è la scarpa trendissima, quella all'ultimo grido, ma che alla lunga distanza si rivela un investimento sbagliato, importabile già alla stagione successiva; c'è l'intramontabile mocassino, semplice e rassicurante, ma noiosetto; lo stivale nero, cavallo di battaglia di ogni inverno, femminile e di classe ma da riporre immediatamente ai primi caldi; o il sandalo-gioiello, splendido e sbarluscento ma così spesso relegato in fondo all'armadio per mancanza di occasioni; e il suo esatto apposto, la sneaker sportiva, ma suvvia, non si può avere sempre sedici anni.
E poi c'è il must, la scarpa che accompagna ogni donna dall'albore della sua femminilità all'inevitabile declino, la compagna di una vita: la décolleté nera col tacco. Quella che si abbina alla perfezione col tubino, che spacca col taiòr, che dà quel tocco sexy e di classe anche al jeans delavé, che porteresti anche con la mimetica, col burka, col pareo. E tralasciamo pure annose questioni sull'altezza del tacco o sulla punta più o meno puntuta: ognuna di noi sa bene cosa può o non può permettersi, se la punta tonda ci fa il piede a banana e quella stretta ci provoca un'artrite fulminante, se sui twelve rischiamo l'osso del collo o se col tacchetto rasoterra sciabattiamo come Nonna Papera.
Insomma, lei, la scarpa della vita, quella che prima ne hai provate decine di altre o hai azzeccato l'acquisto al primo colpo, magari pure in saldo. Ma, attenzione, non tutte le décolletés nere – non tutti gli uomini – sono quello che sembrano quando le ammiri in vetrina: troppo larghe, troppo strette, troppo delicate, con la suola scivolosa, instabili o troppo rigide.
Però, a volte capita che trovi quella assolutamente perfetta per te. La riconosci all'istante: la tonalità di nero è quella giusta, non troppo lucida, non troppo opaca. La provi: il piede ti ci sta che manco Cenerentola, la pelle è morbida ma non troppo, il tacco sostiene il tallone esattamente nel suo baricentro e slancia la gamba che è una meraviglia... insomma, ci potresti camminare per mari e per monti senza farti venire una vescica (ché di vesciche non si muore, ma rendono tutto più faticoso, no? [cit.]). E sei pronta, lì, col portafoglio in mano, a portarti a casa quel gioiello della calzatureria ma... ogni tanto c'è un ma. Perchè la scarpa perfetta costa un botto, molto di più di quanto puoi umanamente permetterti anche dando fondo al conto in banca; oppure – peggio – la commessa sorridente ti dice: "Mi spiace, signorina, ma questo è l'ultimo numero ed è già venduto. Passano a ritirarlo domani". E ti mangi le mani e un po' odi la tizia che le indosserà al tuo posto. E la invidi, e ti consoli solo augurandole che le si rompa il tacco e pensando che a lei non staranno mai perfettamente bene come a te, ecco.
Altre volte, invece, la décolleté è bella, bellissima, ma non calza come un guanto: una vescichina qui, un doloretto lì, una spelatura là. Niente di grave o irreparabile, ma perfette-perfette non sono. Però sono proprio adorabili e ti piange il cuore a pensare di lasciarle nella scatola e non usarle mai più. E allora ti ci metti d'impegno: le porti un po' in casa, poi una volta in cui non devi camminare troppo, poi un'altra in cui sei fuori per una mezza giornata... e piano piano, senza nemmeno che tu te ne accorga, la scarpetta prende la tua forma, e il tuo piede la sua e ormai ci potresti correre i quattrocento ostacoli senza batter ciglio. E anche se a furia di provarla e riprovarla qualche traccia c'è – uno schizzo di fango, il tacco un po' consumato, qualche segno sulla tomaia – basta una bella lucidata per farla tornare lo splendore che avevi addocchiato sullo scaffale.
E, amiche scarpe, ometti cari, lasciatevelo dire: essere la scarpa perfetta di una donna è una botta di fortuna inaudita, un miracolo della vita che approfitta di un secondo di distrazione del destino cinico e baro, roba da baciarsi i gomiti più che per una vincita al Superenalotto. Ma diventare la scarpa perfetta è un miracolo di attenzione, costanza, pazienza e dedizione. D'amore, insomma.
a proposito di:all you need is love, spaccacuore, pezzi di pregio, quello che le donne, giralamoda
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